Mercoledì, 19 Settembre 2018
LAMEZIA

Giuseppe Cappello
«Mi sono pentito per
non restare da solo»

cappello, Catanzaro, Calabria, Archivio

Svela anche un particolare che il “padrino”, il figlio del “Professore”, ha svelato agli inquirenti nei mesi scorsi, quando ha deciso di collaborare con la giustizia e cioè la vicenda delle estorsioni ai giostrai. Giuseppe Cappello era anche lui a conoscenza del fatto che Antonio Voci era quello che inoltre «si occupava della gestione delle giostre per conto di Giuseppe Giampà che lavoravano nel territorio di Nicastro durante le varie feste patronali» e spiega che «Antonio Voci si faceva consegnare i biglietti necessari per poter accedere alle giostre ed era quello che incassava i soldi per la vendita dei biglietti, tra l’altro si occupava anche della vendita di panini all’interno delle giostre stesse, a volte anche insieme a Giuseppe Catroppa». Ed aggiunge che era anche a «conoscenza del fatto che percepiva delle somme, a livello estorsivo dai vari giostrai ed ogni anno ci faceva pervenire a casa i biglietti per le giostre dicendo che li mandava Giuseppe, riferendosi a Giuseppe Giampà, questo mi consta personalmente in li ha consegnati direttamente due ultimi anni in cui mio Saverio era detenuto o perché era fuori sede».
In più, aggiunge nella sua il giovane «Luca Piraina in un’occasione si portato in un locale gestito da mio amico a nome (omissis), in Falerna, chiedendo 100 euro nome di Antonio Voci. (– aggiunge – in quella non glieli diede e Luca Piraina picchiò con uno schiaffo, che lo stesso (omissis) mi al telefono per cercare di la situazione, ma io non mi a Lamezia in quel periodo

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