Giovedì, 20 Settembre 2018
OP. GRINGIA

I primi segnali
nell’omicidio di
Ninu ‘u murizzu

op. gringia, Catanzaro, Calabria, Archivio
op. gringia

Gli inquirenti ritengono che due degli indagati nell’operazione “Gringia”, vale a dire Giovanni Battista Bartalotta, 54 anni, alias “Titta”, e Salvatore Lopreiato, 52 anni, alias “Zorro”, entrambi di Stefanaconi, avessero maturato la convinzione che Francesco Calafati, 37 anni, anche lui di Stefanaconi, fosse «uno dei responsabili della morte di Antonino Lopreiato», quest’ultimo indicato come «esponente di spicco dell’omonima cosca e da sempre vicino ai Patania cui è legato, oltre che da rapporti di assidua
frequentazione, anche da vincoli di parentela». Antonino Lopreiato è inoltre fratello di Salvatore ed al tempo stesso «cognato di Greco Giuseppe, già soggetto di spicco della cosca Bonavota di Sant’Onofrio». Un legame, quest’ultimo, che non sarebbe però servito ad Antonino Lopreiato per scampare alla morte. Nell’eliminazione di Lopreiato e poi nel settembre 2011 anche di Fortunato Patania–quest’ultimo ritenuto il “braccio armato” della “società maggiore” di Stefanaconi guidata dal gruppo Lopreiato – avrebbe «preso parte anche Rosario Fiorillo di Piscopio», 23 anni, alias “Pulcino” che gli inquirenti ritengono «esponente di spicco della cosca dei “Piscopisani”». Cosca, quest’ultima, ritenuta legata proprio ai Bonavota. Queste, almeno, sarebbero state le convinzioni sul ruolo di Fiorillo sia dei Patania che dei Mancuso, due consorterie fra loro alleate.

I dettagli li trovate sul nostro giornale

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