Mercoledì, 19 Settembre 2018
VIBO

Un mese fa il maledetto
“tiro al bersaglio”

filippo ceravolo, Catanzaro, Calabria, Archivio
filippo ceravolo

Ricorre un mese dalla tragica scomparsa del diciannovenne di Soriano. Nel pomeriggio Filippo è stato ricordato nella chiesa matrice di Soriano dove è stata celebrata una
messa. Una ricorrenza che pesa come un macigno sui giovani genitori del ragazzo. «Da quel 25 ottobre a oggi – ribadisce Martino Ceravolo – continuo a chiedermi come fanno quei vigliacchi a vivere con il peso di una morte innocente sulla coscienza. Vorrei guardarli negli occhi e chiedere loro di calarsi per un momento nei miei panni. Vorrei chiedere a questi vigliacchi, mafiosi e senza palle, come fanno a bere una sola goccia d’acqua, un solo sorso di vino. Hanno distrutto una famiglia, ma per loro non chiedo vendetta. Non è la vendetta che mi interessa perché niente e nessuno riporterà in vita Filippo, chiedo e pretendo giustizia, che mandanti ed esecutori marciscano in galera». Barba incolta e sguardo cupo – che ha perso la giovialità di un tempo – Martino Ceravolo ha parlato con il cuore. In continuazione ha ricordato episodi legati alla vita di Filippo, di un ragazzo «che giocava soltanto al pallone, alla play station e pensava solo al lavoro. Viveva in una casa felice e non gli mancava niente. Voleva anche comprare un camion nuovo... Mio figlio cento euro in tasca li aveva – ha sottolineato Martino Ceravolo – ma erano soldi sudati, lavorati dietro questa bancarella e nei mercati della Calabria e non certo rubati come chi va in giro a sparare. A differenza di questi vermi Filippo le palle le aveva e ce le ha anche dove si trova adesso».

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