Mercoledì, 19 Settembre 2018
LAMEZIA TERME

Le telefonate per
“sistemare” la
ditta De Vito

de vito, Catanzaro, Calabria, Archivio

  Sono stati notificati dal Gruppo della Guardia di Finanza lametina gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari firmati dal sostituto antimafia Elio Romano, nei confronti dell’ex sindaco di Nocera Terinese Luigi Ferlaino; del segretario comunale Felicia Angela Amatruda; di Eugenio Caria ingegnere e direttore dei lavori; di Luciano Gerardo Esposito geometra, dipendente del comune e responsabile dell'ufficio tecnico; di Giuseppe Manfredi ex presidente del Consiglio comunale; di Antonio De Vito e di Maria Ilaria Pallaria, amministratori della società Ade. A condurre l’intera attività investigativa, che risale al 2008, è la Guardia di Finanza che nell’ambito dell’operazione “Progresso” portò al sequestro del fabbricato in corso di costruzione nel Comune di Nocer, destinato a casa di cura per anziani e che veniva realizzato da una impresa riconducile ad Antonio De Vito, la Ade Costruzioni srl, ma che in realtà faceva a capo a Pasquale Giampà detto “mille lire”. Struttura che poi è stata confiscata sia nell’ambito dell’operazione “Progresso”, sia nell’ambito di un parallelo procedimento di misure di prevenzione. All’epoca dei fatti il titolare delle indagini era il sostituto procuratore Gerardo Dominjianni, che in base alle relazioni redatte dal nucleo mobile delle fiamme gialle, comandato dal brigadiere Vito Margiotta, sequestrò in via d’urgenza il fabbricato in costruzione perchè, attraverso specifiche indagini, i finanzieri riscontrarono l’infiltrazione mafiosa nell’appalto della costruzione della casa per anziani e nello stesso tempo rilevarono che i lavori venivano effettuati in maniera difforme rispetto ai progetti esecutivi dell’opera, tanto da mettere a repentaglio la sicurezza e la staticità del fabbricato stesso. Nello stesso tempo furono notificati gli avvisi di garanzia a coloro i quali erano stati individuati quali responsabili di una serie di reati, tutti aggravati dell’essere stati commessi al fine di «agevolare l’attività della cosca di ‘ndrangheta dei Giampà». Al centro dell’inchiesta in particolare finirono Luigi Ferlaino e Felicia Amatruda, rispettivamente sindaco pro tempore e segretario comunale del Comune di Nocera, per il reato di omissione d’atti d’ufficio in concorso in quanto, nell’aprile del 2007, appresa la notizia dell’avvenuto arresto di De Vito per reati concernenti la sua appartenenza alla criminalità organizzata, invece di dare comunicazione alla Prefettura del fatto che lo stesso era procuratore speciale della Ade Costruzioni, impegnata nei lavori pubblici appaltati da quel Comune, suggerivano alla formale rappresentante dell’azienda di procedere a redigere una nuova Procura. Un dato documentato attraverso le intercettazioni di alcune telefonate fatte dal Comune di Nocera alla sede della Ade Costruzione. In quella occasione, la persona che chiamava l’azienda si presentava come dottoressa Amatruda, segretario comunale di Nocera e chiedeva di parlare con qualche referente della ditta, ma in sede non vi era nessuno. Pertanto, «la dottoressa Amatruda lasciava detto di riferire che aveva chiamato per rappresentare l’impellente necessità che la Ade sostituisse una procura depositata presso il Comune di Nocera, a favore del De Vito, visto che questi era stato arrestato». La sostituzione si rendeva necessaria proprio per il fatto che il procuratore della società appaltatrice dei lavori pubblici era stato arrestato. Dalle successive indagini delle fiamme gialle, però, non sarebbe emerso che il Comune abbia dato avviso alla Prefettura o ad altri organi circa il fatto che il procuratore dell’azienda che aveva vinto l’appalto per i lavori pubblici fosse finito in galera. Secondo la Guardia di Finanza, anche il sindaco Ferlaino era stato portato a conoscenza dall’ufficio tecnico dello stato di custodia cautelare di De Vito. Altra telefonata ritenuta compromettente è quella intercettata dal Nucleo Mobile dei finanzieri il 5.04.2007, effettuata dalla utenza 0968/91116, intestata al Comune di Nocera Terinese al telefono cellulare di De Vito. La persona chiamante veniva chiamata amichevolmente da De Vito con il nome di Peppe, il quale comunicava di aver parlato con il sindaco e che avrebbe messo direttamente in contatto De Vito con tre persone. Contestualmente il “Peppe”, chiedeva a De Vito di concludere i lavori dopo le elezioni esclamando «altrimenti ci rovini ». A Nocera si votò il 27 maggio 2007 e il sindaco fu riconfermato. De Vito, quindi, mostrando perplessità rispetto alle modalità con cui prolungare il termine dei lavori fino a dopo le elezioni, chiedeva al suo interlocutore se gli faceva avere una sospensiva. Peppe però gli suggeriva ilmododi come perdere tempo: «Come che fai? Ti fai le tracce, ti fai la muratura…», ma la discussione veniva rimandata al giorno dopo quando si sarebbe recato a Nocera di persona. I finanzieri avrebbero identificato la persona che chiamava De Vito in Giuseppe Manfredi , presidente del Consiglio comunale all’epoca dei fatti. Da un'altra telefonata intercettata la sera del 15.04.2007, i finanzieri apprendevano che De Vito in quel momento si trovava in compagnia di Pasquale Giampà e insieme stavano recandosi a Nocera per incontrare il sindaco Ferlaino, per ottenere il sub-appalto di alcuni lavori. La ricostruzione investigativa della vicenda, formulata dalla Guardia di Finanza e accolta dal pm Dominjianni, è stata effettuata attraverso le indagini di polizia giudiziaria, senza alcun ausilio derivante da collaborazioni di persone coinvolte nei fatti o collaboratori di giustizia, nel più totale riserbo e senza clamore. L’operazione, quindi è derivata dall’acume investigativo delle fiamme gialle che, dai pochi elementi a loro disposizione, sono riuscite ad acclarare gli illeciti oggi contestati agli indagati. Una vicenda che è finita anche nella migliaia di pagine dell’operazione “Medusa”, con le dichiarazioni del collaboratore Battista Cosentino che riferisce «che col sindaco di Nocera avevamo rapporti relativi agli importi dei lavori e alle somme che dovevano essere corrisposte anche a lui a titolo di tangente; il sistema era quello della lievitazione dei costi degli importi dei lavori per ogni stato di avanzamento, in pratica eravamo partiti con un importo di 150 mila euro e siamo arrivati a più di un milione di euro ».

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