Lunedì, 24 Settembre 2018
LAMEZIA

Chiesta in Appello
la conferma
delle pene

di

Confermare integralmente la sentenza di primo grado emessa dal gup distrettuale, Assunta Maiore, il 19 marzo 2012 a carico di 22 imputati, riconosciuti a vario titolo responsabili di associazione a delinquere finalizzata alla produzione, al traffico e alla detenzione di sostanze stupefacenti. Questa la richiesta formulata ieri, dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro, dal sostituto procuratore generale Domenico Prestinenzi, al termine del processo nato dall’operazione denominata “Ghost”, scattata il 25 gennaio 2011 dopo due anni di indagini da parte della Squadra mobile di Vibo, con il coordinamento della Dda di Catanzaro. Ben 102 anni e dieci mesi di reclusione complessivi erano stati inflitti in primo grado, al termine del processo con rito abbreviato, nei confronti di 23 imputati. Uno di loro, però, il 22 settembre scorso è stato ucciso in un agguato in contrada “Comunella”di Gerocarne. Si tratta di Antonino Zupo, 31 anni, che in primo grado era stato condannato ad 8 anni poiché ritenuto al vertice dell’as - sociazione. Altro ruolo apicale avrebbe poi rivestito Piero Sabatino, 31 anni, pure lui di Gerocarne, condannato dal gup ad 11 anni, 11 mesi e 20 giorni. La centrale di “taglio” e smistamento della droga era stata individuata all’in - terno di un capannone di località “Felicello” a Gerocarne. Un luogo difficilmente raggiungibile, per “espugnare” il quale gli investigatori si erano dovuti mimetizzare al fine di installare telecamere e microspie. Da qui il nome “Ghost” (Fantasma) dato ad un’inchiesta, coordinata dal pm Giampaolo Boninsegna, che ha permesso di disarticolare una rete di spacciatori di cocaina, hashish e marijuana. Fra le condanne di cui l’accusa ha chiesto ieri ai giudici d’Appello la conferma, anche quelle a carico di Maria Giovanna Capomolla, 32 anni, moglie di Piero Sabatino, e Domenica Cocciolo, 28 anni, alle quali erano stati inflitti 10 mesi e venti giorni. Nei loro confronti il gup aveva riqualificato l’accusa in favoreggiamento nell’attività di spaccio, mandandole assolte dall’ipotesi associativa. Stessa conferma di pena (10 mesi e venti giorni) è stata chiesta per Ana Maria Cannatelli, 37 anni, messicana, residente a Gerocarne, moglie dell’imputato Antonino Macrì, 41 anni, per il quale sono stati chiesti 8 anni e due mesi, così come in primo grado. Gli altri imputati di Gerocarne per i quali è stata richiesta la conferma della pena inflitta in primo grado sono: Bruno Sabatino, di 34 anni, che aveva rimediato 6 anni ed otto mesi; Vincenzo Sabatino, di 25 anni, condannato dal gup a 4 anni, sei mesi e 20 giorni; Francesco Idà, di 34 anni, al quale erano toccati 4 anni, cinque mesi e 20 giorni. Gli imputati di Soriano per i quali è stata invece richiesta la conferma della sentenza di primo grado sono: Giuseppe Capomolla, di 33 anni, condannato dal gup a 5 anni; Gianfranco Ceravolo, di 33 anni, al quale erano andati 7 anni ed otto mesi; Bruno Chiera, di 46 anni, condannato dal gup ad un anno e 4 mesi per il solo reato di detenzione di droga; Girolamo Macrì, di 35 anni, condannato a 5 anni, quattro mesi e 20 giorni. Per Luigi Giampà, 41 anni, di Lamezia, sono stati poi richiesti 5 anni e quattro mesi, per Salvatore Mazzotta, di 23 anni, di Pizzo, 5 anni e dieci mesi, per Domenico Monardo, 40 anni, di Gerocarne, 4 anni, cinque mesi e 10 giorni, per Giosuè Cosentino, di 36 anni, di Dasà, richiesti 6 anni e tre mesi, per Giuseppe La Pietra, 76 anni, di Pizzo, chiesti 5 anni, otto mesi e 20 giorni, per Pietro Nardo, 44 anni, di Sorianello, la conferma di pena pari a 4 anni, cinque mesi e 10 giorni. Infine, per Bruno Ciconte, 22 anni, di Sorianello, richiesti come in primo grado 10 mesi, per Giuseppe Mazzotta, 35 anni, di Gerocarne, 10 mesi e venti giorni, per Stefano Serravite, 34 anni, di Gerocarne, 10 mesi e venti giorni, previa riqualificazione del reato in favoreggiamento, per Francesco Sciarrone la conferma della pena ad un anno, 5 mesi e dieci giorni. L’organizzazione, secondo gli inquirenti, avrebbe spacciato nel Vibonese, a Firenze, Lamezia, Cirò e Cremona, con un giro d’affari valutato in 5mila euro al giorno. Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati Brancia, Muzzopappa, Vecchio, Cantafora, Galeota, Ciconte, Bagnato, Gullo, Staiano, Rombolà, Ioppolo, Pisani, Trungadi, Ganino.

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