Sabato, 22 Settembre 2018
SAN SOSTENE (CZ)

Sotto chiave
i beni della
presunta cosca

michele lentini, Catanzaro, Calabria, Archivio
michele lentini

Beni per un valore di 472 mila euro sono stati sequestrati dal Gico (Gruppo investigazione sulla criminalità organizzata) della Guardia di Finanza di Catanzaro, in esecuzione di un provvedimento ablativo richiesto dal procuratore capo Antonio Vincenzo Lombardo ed emesso dal tribunale del capoluogo calabrese. Il destinatario del decreto di sequestro è Michele Lentini, 42 anni, residente a San Sostene, che sarebbe, secondo gli inquirenti, “braccio destro” oltre che genero dell’attuale reggente della presunta cosca Sia - Procopio - Tripodi, operante nell’area ionica soveratese, legata, sempre secondo gli investigatori, ai Novella di Guardavalle, al clan Vallelunga di Serra San Bruno e ai Costa di Siderno. Le indagini patrimoniali condotte dalle fiamme gialle, che hanno consentito l’e m a n azione del provvedimento di sequestro, avrebbero evidenziato una netta sproporzione tra i beni risultati nella effettiva disponibilità del soggetto e il suo tenore di vita, rispetto ai redditi dichiarati e alle attività ufficialmente svolte. I beni complessivamente sequestrati comprendono quote societarie di un’azienda agricola, un immobile, un magazzino e un terreno ubicati in San Sostene, un’autovettura di lusso e diverse disponibilità bancarie e finanziarie, il tutto per un valore di 472 mila euro circa. Una ‘ndrangheta imprenditoriale, quella dei Sia - Procopio - Tripodi, che avrebbe creato nel basso ionio soveratese un vero e proprio centro di potere, controllando diversi settori economici, dal vecchio business dei boschi, al nuovo e più redditizio mercato del turismo, passando attraverso il solito mercato degli stupefacenti. Nel dicembre del 2011, Michele Lentini, insieme altri presunti esponenti di rilievo della cosca, tra cui lo stesso suocero Fiorito Procopio, sono stati tratti in arresto nell’ambito dell’operazione di polizia denominata “Showdown”, che avrebbe consentito di delineare i compiti, i ruoli e le responsabilità degli affiliati, soprattutto in relazione ai numerosi fatti di sangue verificatisi negli ultimi anni nella zona del basso Jonio catanzarese e passati alla cronaca con l’appellativo di “faida dei boschi”. Nell’ambito di questa operazione di polizia sarebbe emerso, tra l’altro, che Michele Lentini sarebbe stato coinvolto nel sequestro e nell’uccisione di Giuseppe Todaro, occultandone personalmente il cadavere con un escavatore. Nei confronti di Michele Lentini, il procedimento penale è stato inviato in Corte d’a ssise in quanto l’uomo, insieme a un altro imputato, Maurizio Tripodi, sarà processato per le specifiche accuse dell’omicidio e occultamento di cadavere di Giuseppe Todaro, mentre per altre 15 persone è in corso il processo col rito abbreviato davanti al giudice per le udienze preliminari. Altri otto imputati, infine, saranno giudicati dal tribunale collegiale dopo la richiesta del pubblico ministero di giudizio immediato. L’operazione “Show down”, la cui attività investigativa è stata avviata il 22 dicembre 2009 dopo la scomparsa, appunto, di Giuseppe Todaro per un caso di “Lupara bianca”, è stata portata a termine in due diverse tranche, una scattata all’alba del 15 dicembre 2011, per l’esecuzione di un provvedimento di fermo a carico di diciotto persone, e una che risale al 10 maggio scorso, per la notifica di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di dodici persone e di obbligo di firma per altre tre. Le accuse complessivamente contestate, a vario titolo, vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, al sequestro di persona, estorsione, rapina, ricettazione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, omicidio e occultamento di cadavere. L’inchiesta condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro e della Compagnia di Soverato, a cui ha collaborato anche il Ros, ha ricostruito i contrasti interni sorti tra gli schieramenti una volta uniti dei Sia e dei Todaro, sostenuti rispettivamente dalla cosche Vallelunga e Novella da un lato e Gallace dall’altro. Una frattura che ha portato a una vera e propria guerra di mafia con decine di omicidi commessi tra il 2009 e il 2011.

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