Venerdì, 21 Settembre 2018
VIBO VALENTIA

‘Ndrangheta, in
Appello cancellate
due assoluzioni

'ndrangheta, Catanzaro, Calabria, Archivio
nesci montagnese audino

Quattro condanne, con due riforme della sentenza di primo grado e due conferme del primo verdetto. Tutti colpevoli, dunque, per la Corte d’Appello di Catanzaro gli imputati del processo nato dall’operazione “Domino”, scattata il 5 giugno 2007 con il coordinamento del pm antimafia Marisa Manzini. Bruno Nesci, 56 anni, di Fabrizia – assolto in primo grado dal reato di associazione mafiosa – è stato condannato a 12 anni di reclusione, mentre al genero Antonio Montagnese, 34 anni, pure lui di Fabrizia, sono stati inflitti 9 anni di carcere. Anche Montagnese, accusato di associazione mafiosa, era stato assolto in primo grado, con sentenza emessa dal Tribunale collegiale di Vibo (Giancarlo Bianchi presidente, giudici a latere Alessandro Piscitelli e Manuela Gallo) il 16 luglio 2010. Le condanne superano anche le stesse richieste formulate dal sostituto procuratore generale Massimo Lia, che aveva chiesto alla Corte 10 anni ed otto mesi per Ne sci, ritenuto il promotore di un clan operante a Fabrizia, nelle Serre vibonesi, e 7 anni per Montagnese. Entrambi gli imputati erano difesi dagli avvocati Carlo Taormina e Giovanni Vecchio. Confermata, invece, la sentenza di primo grado in ordine alle posizioni di Domenico Audino, 34 anni, e Antonio Dessì, 31 anni, entrambi Locri e già condannati dal Tribunale di Vibo a 10 anni di reclusione a testa per il tentato omicidio – aggravato dalle modalità mafiose – ai danni di Bruno Nesci, avvenuto il 27 dicembre 2004 a Fabrizia. Audino era assistito dagli avvocati Giovanni Taddei ed Eugenio Minniti, mentre Dessì era difeso dagli avvocati Sergio Rotundo e Taddei i quali avevano impugnato per i loro assistiti il verdetto di primo grado. Le assoluzioni di Nesci e Montagnese erano state invece impugnate dall’allora pm della Dda di Catanzaro, Giampaolo Boninsegna, unitamente all’ordinanza istruttoria con la quale il Tribunale di Vibo il 4 febbraio 2010 aveva rigettato l’acquisizione dei verbali di sommarie informazioni rese da alcuni testimoni. Una decisione, quest’ultima, definita come «del tutto apodittica» dal pm Boninsegna nei motivi d’appello, mentre l’approfondimento da parte del Tribunale di altro materiale istruttorio era stato ritenuto dallo stesso pm «del tutto insufficiente». Inoltre, ad avviso della Procura generale, i giudici di primo grado non avrebbero «sufficientemente valorizzato, rispetto a Bruno Nesci, una circostanza di assoluto rilievo utile a provare la sua partecipazione associativa» consistente proprio nell’attentato dallo stesso subìto. Una contraddizione evidente – ad avviso dell’accusa – in quanto «l’assalto militare premeditato » ai danni di Nesci segnalava «modalità mafiose in una faida tra fazioni avverse operanti a Fabrizia ed una soluzione finale contro un soggetto di significativo rilievo criminale». Nel ricorso contro le assoluzioni, il pm aveva infine chiesto alla Corte d’Appello una diversa valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori Salvatore Facchinetti di Rosarno ed Enzo Taverniti di Gerocarne, i quali avevano indicato Bruno Nesci come soggetto «a disposizione del gruppo mafioso dei Loielo» e comprimario in caso di necessità, insieme ai Mamone, dell’ex boss di Fabrizia Umberto Maiolo, ucciso nel Bresciano nell’agosto 2003. Da ricordare che Domenico Audino è stato già condannato all’ergastolo nel processo per l’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno, mentre per Antonio Dessì la pena nello stesso processo è stata di 5 anni ed otto mesi.

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