Mercoledì, 19 Settembre 2018
VIBO VALENTIA

Nomi e ruoli di “vecchi”
e nuovi indagati

di

Associazione mafiosa. Questo il reato principale contestato a buona parte delle 38 persone arrestate ieri al termine di un’operazione della Dda che ha visto confluire in un’unica ordinanza, firmata dal gip distrettuale Tiziana Macrì, ben 3 distinti filoni d’indagine denominati, rispettivamente, “Black money”, “Purgatorio” ed “Overseas”. Innanzitutto, il gip ha confermato il fermo disposto nelle scorse settimane per 22 indagati dell’operazione “Black money” accogliendo contestualmente, attraverso apposita ordinanza, la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Dda di Catanzaro. Quindi, sempre in accoglimento della richiesta della Procura distrettuale, il gip ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare anche per altri indagati, alcuni dei quali già a piede libero nell’ambito dell’inchiesta “Black money”. Nell’ambito di tale troncone, quindi, rimangono in carcere in quanto raggiunti dalla nuova ordinanza, confermatrice del precedente fermo, gli indagati: Pantaleone Mancuso, 66 anni, detto “Vetrinetta”, ed il fratello Giovanni Mancuso, 72 anni, unitamente ad Antonio Mancuso, 75 anni, quest’ultimo non destinatario del fermo in quanto già detenuto. A tali figure sovra-ordinate rispetto a tutti gli altri vanno ad aggiungersi Giuseppe Mancuso, 36 anni, figlio di “Vetrinetta”, Pantaleone Mancuso, 52 anni, alias “Scarpuni”, Giuseppe Raguseo, 35 anni, di Rosarno, genero di Cosmo Michele Mancuso, Agostino Papaianni, 62 anni, di Joppolo, Giovanni D’Aloi, 47 anni, di San Calogero, Gaetano Muscia, 49 anni, di Tropea, già detenuto per altro, Giuseppe Costantino, 47 anni, originario di Nicotera ma residente a Vibo, Fabio Costantino, 36 anni, di Nicotera, Damian Fialek, 36, polacco residente a Sant’Angelo di Drapia, Antonio Pantano, 56 anni, di Ricadi, Francesco Tavella, 45 anni, di Porto Salvo, Antonio Maccarone, 34 anni, genero di “Vetrinetta”, l’imprenditore Antonino Castagna, 63 anni, di Ionadi, Orazio Cicerone, 40 anni, nipote di Antonio Mancuso, Antonio Cuturello, 23 anni, di Limbadi, Leonardo Cuppari, 39 anni, di Spilinga, latitante, Antonio Mamone, 45 anni, di Tropea, Antonino Scrugli, 37 anni di Tropea, Gabriele Bombai, 43 anni, di Tropea, Salvatore Accorinti, 39 anni, pure lui di Tropea, Giovanni Paparatto, 40 anni, tecnico del Comune di Ricadi, Antonio Prestia, 45 anni, imprenditore originario di San Calogero e residente a Filandari. Restano latitanti: Nunzio Manuel Callà, 27 anni, irreperibile dall’operazione “Gringia”, Mario De Rito, 39 anni, di Vena di Ionadi, e Bruno Marano, 32 anni, di San Nicola De Legistis. Ordinanza in carcere poi per Nicola Castagna, 31 anni, figlio di Antonino Castagna, e per Filippo Mondella, 40 anni, di Francica, già indagati a piede libero in “Black money”. Entrambi gli imprenditori sono accusati di intestazione fittizia di beni in quanto Giuseppe Mancuso avrebbe loro attribuito nel 2007 la titolarità delle quote sociali della società “Ca&Mo Service srl” con sede legale a Ionadi, già sequestrata in “Black money”. Fra gli arrestati che erano indagati a piede libero nell’operazione “Black money”c’è poi Domenico De Lorenzo, 33 anni, di Tropea, testimone di nozze di Antonio Maccarone e Rosaria Mancuso, quest’ultima figlia del boss Pantaleone Mancuso (cl. ’47). De Lorenzo è accusato di avere posto la propria impresa, dal 2003 al 2012, al servizio dell’ associazione dei Mancuso «assicurando lo svolgimento delle attività necessarie al gruppo mafioso per insinuarsi negli affari immobiliari di maggiore interesse, assicurando alla cosca parte dei proventi ottenuti attraverso le attività svolte a seguito dell’imposizione a terzi». Il reato di associazione a delinquere semplice viene infine ipotizzato per gli arrestati Antonio Velardo, 36 anni, di Pompei (Na), Henry Fitzsimons, 64 anni, irlandese, i commercialisti Ercole Palasciano, 52 anni, e Giuseppe Ierace, 52 anni, di Catanzaro, Francesco Colacino, 55 anni, di Catanzaro, Domenico Musarella, 38 anni, di Campo Calabro (Rc), Francesco L’Abbate, 37 anni, avvocato residente a Reggio Calabria. Tali indagati avrebbero, secondo l’accusa, organizzato o comunque partecipato ad un’associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale ed al riciclaggio, mediante la creazione di un complesso gruppo societario dedito all’intermediazione immobiliare di complessi residenziali.  

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