Lunedì, 24 Settembre 2018
PROCESSO GIAMPÀ

Rituali di ‘ndrangheta
dentro l’aula bunker

di
cosca giampà, piraina, Catanzaro, Calabria, Archivio
giampà e piraina

Luca Piraina dice d’avere ricevuto una promozione nell’aula bunker, dietro le sbarre, mentre era in corso il processo “Medusa” che vede imputati i vertici del clan Giampà. L’imputato avrebbe conquistato la sua la “dote di camorra” probabilmente in una pausa, mentre il giudice per l’udienza preliminare Giovanna Mastroianni era ritirata in camera di consiglio a decidere sull’ennesima richiesta delle parti, o addirittura mentre il pubblico ministero Elio Romano stava facendo la sua requisitoria. Questo ha dichiarato Luca Piraina, 24 anni, accusato di tentato omicidio e presunto affiliato ai Giampà. Il giovane dal 20 febbraio collabora con la giustizia, ma soltanto due mesi prima, il 13 dicembre, avrebbe ricevuto l’investitura. A raccontarlo agli inquirenti è lo stesso Piraina nel giorno in cui ha scelto di collaborare perché aveva iniziato «a temere seriamente per l’incolumità mia e per quella dei miei familiari», in quanto si era reso conto che «potrebbero esserci azioni di ritorsione da parte di esponenti della cosca avversaria che è stata colpita dagli omicidi» a cui il Piraina ha partecipato. Il rito sarebbe avvenuto in un’aula piena di detenuti, avvocati, giudici e agenti di polizia penitenziaria. Prima c’è il “contraddittorio” in cui Piraina elenca le sue doti e un affiliato che lo conosce racconta i suoi dati negativi. Poi la “pungitina” all’indice destro per fare scolare gocce di sangue sulla figurina d’un santino che poi va bruciato. Di tutto questo non s’è accorto nessuno, probabilmente alcuni detenuti hanno fatto muro. Ma la “dote di camorra” quel giorno fu conferita anche a Giuseppe Catroppa e Alessandro Torcasio, anche loro protagonisti del processo “Medusa”, mentre il grado di “sgarro” o della “santa” è andato a a Vincenzo Giampà detto “Camacio”. Cerimonia che si è ripetuta qualche mese dopo, sempre nell’aula bunker, nell’udienza dell’11 gennaio scorso con il conferimento di “picciotto d’onore” a Claudio Paola. Piraina agli inquirenti ha anche riferito di sapere che «a Lamezia doveva essere istituito un locale di ‘ndrangheta con il benestare di Pasquale Giampà detto “Millelire”». Il giovane ha riferito agli inquirenti di essere entrato nella criminalità nel 2006, quando aveva solo 17 anni, occupandosi in un primo momento «dello spaccio di marijuana e cocaina, nonché nella custodia di armi, ordigni e proiettili», svolgendo poi nell’ambito della cosca «l’incarico di azionista». Cioè compieva atti intimidatori e riscuoteva il pizzo. La sua prima azione fu «il danneggiamento di un’Alfa Romeo rossa, di proprietà di un soggetto politico» di cui però «non sa specificare altri particolari ». Ha anche effettuato delle estorsioni a varie attività commerciali, anche ai danni di un distributore di benzina. Estorsione per la quale fu poi arrestato nell’operazione “Doppio colpo”. Piraina venne prima fermato come indiziato di delitto, poi arrestato in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice delle indagini preliminari della Dda. Stesso provvedimento fu emesso anche per i fratelli Giuseppe e Pasquale Catroppa, rispettivamente di 28 e 26 anni, anche loro accusati di affiliazione e arresti nella retata di “Medusa”. I tre giovani devono rispondere di tentata estorsione aggravata dalla modalità mafiosa. Piraina, Pasquale Catroppa, per conto del fratello Giuseppe, quest'ultimo all'epoca dei fatti in carcere per un'altra estorsione, portando «i saluti di Giampà » avrebbero chiesto il pizzo al titolare di tre pompe di benzina e un autolavaggio in città, a Platania e Decollatura. In tutto mille euro al mese (700 euro mensili per i rifornimenti di benzina e 300 per l'autolavaggio) ricevendo però un rifiuto dall'imprenditore. Ecco perchè i tre malviventi avevano programmato un attentato per intimidirlo, che non c'è stato solo perchè è stato sventato dalla polizia di Stato. Il 10 gennaio scorso Piraina fu raggiunto da un ordine di carcerazione della Direzione distrettuale antimafia sulla base di alcune dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia che hanno consentito alla squadra mobile di svelare i retroscena di un duplice tentato omicidio e di due omicidi commessi due anni fa.

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