Martedì, 25 Settembre 2018
VIBO

Furti di auto, parla
davanti al gip il
capo della banda

 Secondo gli inquirenti Giuseppe Prestanicola era la mente, il capo della banda. Colui il quale programmava e, nello stesso tempo, metteva in atto la fase esecutiva. Al centro di tutta la vicenda una serie di furti di autovetture, anche ai danni di due carabinieri. E ieri mattina lo stesso Giuseppe Prestanicola, 37 anni, di Portosavolo, finito in carcere all’alba di martedì scorso insieme al fratello Alex, 22 anni, di Pizzini di Filandari e Francesco Giofrè, 23 anni, di San Gregorio d’Ippona, nel corso dell’interrogatorio di garanzia svoltosi in una saletta riservata ai colloqui della Casa circondariale, dove i tre attualmente sono detenuti, ha ammesso le sue responsabilità «Come posso negare l’evidenza », avrebbe detto Giuseppe Prestanicola, assistito dal suo legale Vincenzo De Masi, al gip Lucia Monaco. Rispondendo alle contestazioni del giudice, lo stesso avrebbe, inoltre, riferito di avere agito perché versava in «uno stato di bisogno», dopo aver «perso il posto di lavoro » a Milano. Prestanicola non sarebbe entrato nei particolari della vicenda durante il suo breve racconto ma ci ha tenuto a dare una motivazione ai reati che il giudice gli ha contestato. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, invece, Alex Prestanicola (assistito dall’avvocato Diego Brancia) e Francesco Giofrè (difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo). In questo caso le difese intendono prima prendere visione degli atti d’indagine anche se a giorni potrebbero ricorrere al Tribunale del riesame. Nei confronti delle persone arrestate da parte dei carabinieri del Comando provinciale su richiesta della Procura della Repubblica, l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al compimento di reati contro il patrimonio, ricettazione e furto aggravato. Secondo quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip, i furti ricostruiti dai carabinieri e che sarebbero stati compiuti dai fratelli Prestanicola e da Giofrè, ammonterebbero a dodici. Gli stessi, secondo quanto è stato annotato anche nel corso della conferenza stampa, tenutasi il giorno stesso in cui è scattata l’operazione denominata Lupin, in precedenza sarebbero stati fermati a bordo di una loro auto e durante il controllo sono stati rinvenuti una centralina di autovettura, chiavi alterate e di altri strumenti e arnesi idonei allo scasso. Ferri del mestiere che avevano fatto insospettire, e non poco, i carabinieri. Le prove che sarebbero schiaccianti, secondo gli inquirenti, nei confronti dei fratelli Prestanicola e Giofrè scaturiscano da una intensa attività di indagine effettuata anche attraverso una serie di intercettazioni telefoniche. I tre, senza sospettare nulla, infatti, avrebbero parlato liberamente tra loro con i rispettivi telefonini pianificando i colpi da mettere a segno. Inoltre a seguire l’auto (Golf) in uso a Giofrè gli inquirenti avrebbero utilizzato un Gps. Tutto ciò avrebbe messo i carabinieri nelle condizioni di fare luce sui contatti che la banda teneva anche con altre persone, in particolare quando si trattava di commissionare furti o piazzare auto e pezzi.

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X