Lunedì, 24 Settembre 2018
LAMEZIA

Tutti finivano nella
rete del clan Giampà

Tutto parte da un bel certificato medico a un giovanotto che sta benissimo. Ma il medico dice di no, gli dà 20 giorni di prognosi per una frattura alla gamba che non esiste, e 4 punti percentuali d'invalidità. Ogni giorno di prognosi frutta intorno ai 45 euro. Come dire: il danno biologico alla persona è stato accertato dal medico. Ma il certificato falso in mano non basta, bisogna ricostruire l'incidente stradale. Il giovanotto va dall'amico autocarrozziere che in deposito pezzi rotti di tutti i tipi. Li monta su una macchina in condizioni buone, fa le foto. Che servono per il perito, sempre però che l'esperto di assicurazioni non sia complice. Perchè se è colluso anche lui l'imbroglio diventa più facile. Lo stesso carrozziere scrive la fattura per la riparazione dell'auto: pezzi di ricambio più manodopera. Infine il giovanotto furbone va dal suo avvocato, quello che sa bene come funziona tutto il meccanismo, e che presta alla truffa tutta la sua professionalità. Anche lui fa parte dell'organizzazione. Ovviamente il giovanotto trova anche i testimoni pronti a dire tutto quello che vuole per una ventina d'euro ciascuno. In tutto questo c'è da calcolare anche il “danno morale”, lo prevede il Codice delle assicurazioni del 2005. L'incasso parte da 10 mila euro, ma può aumentare se il medico riscontra l'inabilità permanente di un piede, una mano o qualche altra parte del fisico del giovanotto. Che continua a stare benone soprattutto quando passa all'incasso dell'assegno della compagnia assicurativa che non ha scelta e deve pagare.

L'articolo completo lo trovate sul nostro giornale

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