Martedì, 25 Settembre 2018
LAMEZIA TERME

"Grave la chiusura
della facoltà di Agraria"

''La chiusura della facoltà di Agraria nella nostra città è conseguenza automatica e diretta delle scelte e dei decreti del Governo Berlusconi e del ministro Gelmini''. Lo sostiene, in una dichiarazione, il sindaco di Lamezia Terme, Gianni Speranza.

''Queste scelte, se non verranno cambiate nei prossimi mesi e nei prossimi anni - aggiunge - bloccheranno tutto il lavoro fatto dall'Amministrazione comunale che ha portato nel centro storico della città la facoltà di Agraria. In particolare, le nuove regole prevedono l'accreditamento non solo dei corsi di laurea ma anche delle sedi che li ospitano. E cioè dei servizi direttamente connessi che le università dovrebbero garantire in tutte le sedi aperte. È a questo livello quindi che occorre agire ed intervenire se si vuole operare per la tutela della facoltà di Agraria e quindi di un suo possibile rilancio ed ampliamento. Vorrei ricordare infatti che la sede lametina della facoltà di Agraria dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria è nata in virtù degli accordi di fattiva collaborazione promossi e sottoscritti dal Comune di Lamezia Terme con la facoltà di Agraria di Reggio e con la Fondazione Terina. Il Comune ha messo subito a disposizione uno dei palazzi storici della città: il Palazzo Blasco, in via Ginnasio nel centro storico. Questi accordi, frutto dell'Amministrazione da me diretta e dell'impegno della professoressa Giovanna De Sensi Sestito, in tempi diventati sempre più critici per l'Università, hanno consentito non solo di mantenere nel territorio lametino un'esperienza di formazione universitaria importante, ma di trasformarla in un corso di laurea specifico del Polo''.

''L'Amministrazione comunale di Lamezia - dice ancora Speranza - ha lavorato in tutti questi anni in piena sintonia con l'Università e la Fondazione, consapevole dell'importanza per la comunità cittadina di disporre di questo livello di formazione universitaria, assumendo impegni onerosi ed un notevole sforzo economico. Tale sforzo nel tempo non è stato condiviso e sostenuto con adeguati contributi finanziari anche dalla Regione. Si trattava infatti di un corso di studio che ha la capacità di formare le professionalità necessarie a far fare un salto di qualità all'economia agricola calabrese, a sostenere le imprese di punta del settore che operano nella piana lametina, a realizzare compiutamente quel polo scientifico di eccellenza sulla filiera agroalimentare che la Regione ha assegnato a questo territorio riconoscendone la specifica vocazione storica e la prospettiva occupazionale e di sviluppo che esso rappresenta. Il Comune si è impegnato in questi anni per consolidare la presenza dell'Università che ha ottenuto riscontri positivi e un numero di iscrizioni in linea con quello degli altri corsi di laurea della facoltà. Attorno al Polo universitario lametino c'è stata una presenza stabile di circa 200 studenti a cui vanno ad aggiungersi il personale universitario e di ricerca che riguarda anche i master post laurea. Il Comune ha fatto di tutto per evitare la chiusura del corso di laurea anche investendo il ministro dell'epoca Profumo e ha chiesto più volte all'Università di mantenerlo in città. Ma è evidente fin da ora, che se non cambieranno le norme sull'accreditamento attualmente in vigore nell'Università, se non ci sarà un significativo intervento finanziario da parte della Regione che integri e sostenga gli sforzi già portati avanti dal Comune e dall'Università e se non ci sarà una programmazione di medio-lungo periodo dell'Università Mediterranea per un suo radicamento, a partire dall'esperienza fin qui condotta, nel territorio lametino, difficilmente le cose potranno cambiare''.

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