Lunedì, 15 Agosto 2022
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MELITO

Colpito clan Iamonte
In 10 dietro le sbarre

 Nuova raffica di arresti contro presunti esponenti della cosca Iamonte. Eseguita la notte scorsa dai carabinieri della compagnia di Melito Porto Salvo, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gup Antonino Laganà, su richiesta della pubblica accusa, è stata notificata a dieci soggetti già conosciuti alle forze dell’ordine. Sono stati arrestati con l’accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso: Pietro Flachi, 50 anni, Giuseppe Guerrera, 52 anni, Francesco Iamonte, alias faccia di drago, 35 anni, Consolato Malaspina, 52 anni, Consolato Meduri, alias Lampino, 29 anni, Angelo Minniti, 40 anni, Giovanni Tripodi 33 anni, Giovanni Tripodi, alias Pelè, 36 anni, Pietro Verduci, 36 anni e Natale Iamonte, 34 anni, tutti di Melito Porto Salvo. Per i primi 9, coinvolti nelle precedenti inchieste antimafia denominate “Ada” e “Sipario”, le porte del carcere si sono riaperte. La nuova misura cautelare prende le mosse dalla sentenza di condanna, emessa il 27 gennaio scorso dal gup nei confronti dei soggetti arrestati ieri (le pene variano da 6 a 10 anni). L’esito del giudizio abbreviato ha “imposto la rivisitazione dei precedenti giudizi di annullamento delle misure cautelari del Tribunale della Libertà di Reggio Calabria o, in un caso, di rigetto della richiesta di misura cautelare del pm da parte del gip, in ordine alla gravità indiziaria”. Gli arresti sono scattati alle prime luci dell’alba. A dare esecuzione al provvedimento sono stati i militari del comando provinciale di Reggio Calabria e della compagnia di Melito Porto Salvo, con il supporto dello Squadrone eliportato cacciatori “Calabria”. L’operazione in questione affonda le sue radici proprio nelle precedenti inchieste denominate “Ada”,“Sipario”, cui va a sommarsi anche “Replica”, tre momenti significativi dal punto di vista giudiziario, attraverso i quali era stato duramente colpito il sodalizio di ’ndrangheta dominante sul territorio. Il lavoro investigativo (le indagini erano state condotte dai militari della compagnia melitese, con il coordinamento della Dda di Reggio Calabria), avevano consentito di svelare una fitta trama di attività illecite e crimini di varia natura. Con le dichiarazioni di Giuseppe Ambrogio, collaboratore di giustizia, gli inquirenti erano anche riusciti a definire l’organigramma della cosca. Giovane affiliato della “locale” di ’ndrangheta. Ambrogio aveva deciso di imboccare la strada della collaborazione a pochi giorni di distanza dal suo arresto, avvenuto nell’ambito dell’operazione “Ada” (febbraio 2013). Parecchio clamore era stato suscitato dal coinvolgimento di amministratori locali (Gesualdo Costantino e Giuseppe Iaria, sindaci di Melito erano finiti in carcere, il primo, e ai domiciliari, il secondo), e di tecnici comunali.

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