Sabato, 03 Dicembre 2022
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CATANZARO

Muore dopo sei giorni d’agonia

di
gregorio vatrella, Catanzaro, Archivio
Muore dopo sei giorni d’agonia

La sua squadra lo ricorda in quella maglia numero 10 che sventola, alzata al cielo da un compagno nella partita di campionato di domenica scorsa, la prima di tante altre che il Montepaone calcio giocherà senza il suo attaccante.

È stata certificata ieri mattina la morte cerebrale di Gregorio Vatrella, venticinquenne di Stalettì, seconda vittima del tragico incidente verificatosi il 19 aprile scorso sulla statale 280 “dei due Mari” all’uscita della galleria Sansinato a Catanzaro, in cui era morto sul colpo il parrucchiere catanzarese Umberto Fratto. I due uomini viaggiavano a bordo di un’Alfa Romeo Mito guidata da un’amica rimasta anch’essa ferita nel sinistro ma non in pericolo di vita; una donna di 36 anni di Catanzaro con la quale si stavano recando a Lamezia.

Per cause ancora in corso di accertamento, l’auto si era ribaltata senza coinvolgere altre vetture nell’incidente in cui il giovane originario di Stalettì era stato sbalzato fuori dalla vettura.

Sei giorni di speranza, drammaticamente frustrata, per la famiglia e la comunità di Stalettì che ieri si è chiusa in un rispettoso silenzio in attesa della riconsegna della salma del giovane, al momento ancora a disposizione della magistratura. Sarà comunicata nella giornata di oggi l’eventuale volontà di ordinare un esame autoptico già disposto per la prima vittima dell’incidente.

Intanto si veste di lutto anche la vicina comunità di Montepaone nella cui squadra di prima categoria nel girone C, Gregorio Vatrella giocava come attaccante, conosciuto per le sue veloci incursioni sulla fascia e il carattere solare.

In una cronaca difficile da commentare, il ricordo di Gregorio è affidato al parroco di Stalettì Don Roberto Corapi che invita le comunità a non interrompere la preghiera per la famiglia del 25 enne, assiduo frequentatore anche della parrocchia stalettese.

Intanto sui social networks si cercano le parole per manifestare un dolore troppo grande che gli amici del giovane affidano al potere evocativo delle immagini; quelle delle interminabili corse sul campo dell’attaccante montepaonese in un viaggio che i suoi compagni vedono come non ancora finito, se pur in una nuova dimensione.

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