Domenica, 23 Settembre 2018
CATANZARO

L'ombra del racket dietro l'ennesimo incendio

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catanzaro, Catanzaro, Calabria, Archivio
L'ombra del racket dietro l'ennesimo incendio

Le cause sono ancora incorso di accertamento, come si dice in questi casi “nessuna pista può essere esclusa” ma sull’ennesimo incendio nel capoluogo aleggia ancora una volta l’ombra del racket delle estorsioni.

Le fiamme, stavolta, sono divampate in un piazzale in viale Magna Grecia, nella zona sud della città, di proprietà della General Truck Service (Gts), un’officina specializzata nella riparazione di veicoli industriali. All’interno c’erano alcuni mezzi meccanici, uno dei quali - un escavatore - è stato danneggiato. Il fuoco ha interamente avvolto la cabina guida, rendendola di fatto inutilizzabile. E meno male che sul posto sono giunti rapidamente i Vigili del fuoco del Comando provinciale, il cui intervento ha evitato il propagarsi delle fiamme ad altri veicoli o alle strutture dell’officina.

L’allarme è scattato dopo le 23 di sabato, quando alcuni residenti hanno avvertito la centrale operativa della Questura della presenza di un colonna di fuma che si alzava dal piazzale della Gts. Insieme ai Vigili del fuoco, sono arrivate anche alcune volanti della Polizia i cui agenti hanno iniziato le indagini di rito.

Si lavora sia alla ricerca delle cause che all’approfondimento di eventuali moventi nel caso in cui si tratti di un incendio doloso. Naturalmente saranno acquisite tutte le eventuali informazioni utili attraverso primo passaggio investigativo, l’audizione dei titolari della srl proprietaria dell’officina meccanica. Ma l’impressione, al momento, è che si potrebbe andare a finire nell’“imbuto” del racket delle estorsioni.

D’altra parte, i casi a Catanzaro si susseguono con una cadenza preoccupante. L’ultimo episodio eclatante si era verificato all’inizio di giugno quando venne preso di mira il cantiere di un palazzo in costruzione in via Stretto Antico, nel quartiere Fortuna. Anche in quell’occasione le fiamme sono divampate intorno alle 23. L’incendio – «di probabile origine dolosa», riferirono immediatamente i Vdf – ha avvolto nel giro di pochi istanti un container nel quale erano conservate legna e alcune attrezzature. Scattata l’emergenza, un’autobotte dei Vigili del fuoco ha limitato i danni mentre i Carabinieri della stazione di Catanzaro Lido hanno avviato gli accertamenti.

Su Catanzaro, come attesta per solo per ultima l’operazione Jonny della Direzione distrettuale antimafia, si sono da tempo concentrate le attenzioni delle cosche del Crotonese, a partire dagli Arena di Isola Capo Rizzuto. Le grandi opere pubbliche e i piccoli esercizi commerciali, i grossi imprenditori e i venditori al dettaglio: nulla sarebbe stato affidato al caso, con il territorio spartito in zone e la supervisione diretta delle ‘ndrine. Del “sistema Catanzaro” ha parlato più volte il collaboratore di giustizia Santino Mirarchi: ciascuno dei “responsabili” locali avrebbe potuto muoversi liberamente per il compimento delle attività illecite e delle estorsioni in particolare, nel territorio di competenza, «dovendosi però mantenere nell’ambito delle direttive impartite dai vertici della cosca Arena». Mirarchi stesso avrebbe compiuto, sin dalla fine del 2014, una serie di intimidazioni «funzionali a richieste estorsive, “delegate” dalla cosca madre, alla quale giungevano i proventi».

Le operazioni coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia guidata da Nicola Gratteri, sfociate in arresti a raffica, potrebbero aver mutato il quadro. Ma che dietro agli ultimi episodi - che passano anche dal rinvenimento di bottiglie incendiarie o cartucce davanti alle saracinesche di esercizi commerciali - possa esserci la mano del racket sembra più che una sola impressione. La risposta spetterà agli inquirenti, già impegnati da tempo a mettere insieme i pezzi di quello che sembra un mosaico unico.

Lo scenario

Saranno esaminate anche le riprese del sistema di videosorveglianza interna per cercare di chiarire l’origine, la dinamica e gli eventuali responsabili dell’incendio scoppiato nel piazzale della Generale Track Service. Il materiale è stato già acquisito dai poliziotti della sezione Volanti ai quali sono delegate le indagini. Dai titolari della società si cercherà inoltre di acquisire eventuali elementi utili, come ipotetiche minacce ricevute da chicchessia o richieste di natura estorsiva. Ci si muove, naturalmente, in un campo delicatissimo. Di certo, anche nella percezione comune, è crollata la “favola” di Catanzaro isola felice: al di là della natura di quest’ultimo episodio, la pressione criminale sul tessuto economico-produttivo c’è eccome.

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