Lunedì, 24 Settembre 2018
CATANZARO

Estorsioni mafiose a imprenditore, stangati i clan

di
vincenzo gallelli, Catanzaro, Calabria, Archivio
giustizia

Sono stati tutti condannati a pene tra i 7 e i 16 anni i sette imputati del processo sulle presunte estorsioni aggravate dalla modalità mafiosa portate avanti per circa 25 anni ai danni dell’imprenditore edile e turistico Andrea Dominijanni, di Sant’Andrea Jonio, centro in provincia di Catanzaro. Il Tribunale collegiale del capoluogo ha sostanzialmente accolto le tesi proposte dalla Direzione distrettuale antimafia che nell’agosto 2015 aveva portato a termine l’inchiesta “Scheria” arrestando i presunti autori, ritenuti a vario titolo vicini al clan Gallelli di Badolato e alle locali del Soveratese. Le pene decise dal collegio (presidente Tiziana Macrì, a latere Matteo Ferrante e Francesco Vittorio Rinaldi) sono state decise nei confronti di Vincenzo Gallelli alias “Macineju” (ritenuto a capo del clan), 75 anni, condannato a sedici anni e sei mesi; Andrea Santillo, 58, a sette anni e dieci mesi; Andrea Cosentino, 73, sette anni e quattro mesi; Fiorito Procopio (presunto esponente della locale di Soverato), 65, sette anni e quattro mesi; Michele Lentini, 47, sette anni e quattro mesi; Mario Mongiardo, 50, sette anni e due mesi; Gerardo Procopio, 58 sette anni e otto mesi. Per tutti è stata decisa l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale durante l’esecuzione della pena. Il collegio ha altresì ordinato la confisca dei beni, titoli e rapporti intestati o riconducibili a Gallelli e Santillo (suo genero), sequestrati in via preventiva ad agosto 2015. Il Tribunale ha disposto anche la confisca di denaro nelle disponibilità dei sette condannati per un totale di 159.973,39 euro e disposto il risarcimento del danno subìto dalla parte civile da liquidarsi in separata sede. Santillo e Cosentino sono stati invece assolti per alcuni capi.

La vicenda alla base dell’inchiesta della Dda si basa sulle continue presunte estorsioni subite dall’imprenditore per circa un quarto di secolo: venticinque anni di angherie quelli raccontati agli inquirenti e all’associazione antiracket “Libera” con la quale l’imprenditore ha avuto i primi contatti nel 2014. Approcci ai quali è seguito l’incontro con l’allora sostituto procuratore della Dda Vincenzo Capomolla (oggi procuratore aggiunto) che ha coordinato le indagini condotte dalla Questura e dalla Guardia di Finanza di Catanzaro. Gli inquirenti hanno messo nero su bianco quello che si è rivelato un drammatico racconto con danneggiamenti, furti e intimidazioni ai danni della struttura turistica dell’imprenditore tra il 1989 e il 2014. In mezzo, il continuo esborso ai suoi presunti estorsori, con il pagamento, a partire dal 1997, di 7.500 euro (15milioni di lire fino al 2002) all’anno per mantenere la serenità della struttura turistica; in occasione delle varie festività le buste coi soldi sarebbero state messe in pacchi regalo con bottiglie di spumante e panettoni. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’imprenditore sarebbe stato “spremuto” anche nel campo dei lavori pubblici: per dei lavori sulla piscina della vicina Isca sullo Jonio avrebbe pagato 60milioni di lire; 15mila euro per il sottopasso ferroviario di Sant’Andrea, oltre ad ulteriori “elargizioni” per l’ampliamento di due cimiteri.

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