Il problema della dipendenza dalle droghe, quando si infila nelle pieghe emozionali di una famiglia, ha sempre dei risvolti tragici che coinvolgono, non solo il diretto interessato, ma anche i genitori e tutti gli altri congiunti. Un tossicodipendente in casa rappresenta una “croce”. Un dolore infinito che si rinnova ogni giorno. La prima cosa che si pensa è che una situazione di dolore così intima e personale deve essere vissuta in silenzio. Possibilmente tra le mura domestiche. Renderla pubblica non è mai conveniente per il pettegolezzo che si scatena.
Quando hai preso coscienza della tua malattia?
«Quando sono finito in ospedale. Proprio quando sono sprofondato tra la vita e la morte ho deciso di curarmi. Diverso tempo fa, dopo circa un decennio di consumo di ogni tipo di droga, alcol e psicofarmaci, appena mi sono svegliato dal coma per overdose vedendo la disperazione stampata sulle facce dei miei genitori ho deciso di smettere con l'assunzione di questa robaccia».
L'intervista completa nell'edizione odierna di Vibo della Gazzetta del Sud.
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