Lunedì, 16 Dicembre 2019
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CARABINIERI E FINANZA

Gli affari della 'ndrangheta in Piemonte, 18 arresti fra Torino e Vibo: sequestro di beni da 45 milioni

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Sette anni di indagini, 400 militari impegnati e 18 arresti fra Torino e Vibo Valentia per smantellare un clan di 'ndrangheta radicato in Piemonte.

Quattordici persone sono indagate per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla produzione e al traffico internazionale di droga, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, emissione di fatture per operazioni inesistenti e truffa.

Per l'operazione "Carminius", in corso dalle prime ore di questa mattina nel capoluogo piemontese e a Vibo, al lavoro gli uomini del Ros, del comando provinciale dei carabinieri di Torino e del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata di Roma della guardia di finanza, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Torino gli indagati sono legati alla 'ndrina Bonavota, originaria della provincia di Vibo Valentia, ed erano attivi nell'area di Carmagnola. Il gruppo sarebbe guidato da tre capi: Salvatore Arone di 60 anni, Francesco Arone (58 anni) e Antonino Defina (53 anni).

Indagati anche: Raffaele Arone, Antonio Arone, Francesco Santaguida, Nicola De Fina, Basilio Defina, Rocco Costa, 53 anni, Domenico Cugliari (detto “Micu i Mela”), Antonio Pilutzu, Gianmaria Gallarato, Francesco Mandaradoni, Francesco Pugliese, Antonino Buono e Nazzareno Fratea.

Due uomini sono accusati invece di concorso esterno in associazione mafiosa: tra questi c'è il proprietario di due concessionarie di automobili. Il valore dei sequestri di società, conti correnti e cassette di sicurezza supera i 45 milioni di euro.

Tra le accuse anche l'associazione di tipo mafioso. I provvedimenti, disposti dal gip del Tribunale di Torino, nascono da un'attività investigativa del Ros dei carabineri di Torino avviata nel 2012 e da un lavoro della finanza avviato nel 2015.

Nei risvolti dell'inchiesta anche denunce di intimidazioni, minacce e attentati incendiari ai danni di amministratori comunali per impedire il varo di un regolamento più restrittivo sull'installazione delle slot machine nei locali pubblici.

Ad essere preso di mira dalle cosche è stato, in particolare, il comune di Carmagnola: tra il 2014 e il 2018 sono state incendiate le auto del vicesindaco Vincenzo Inglese e dell'assessore Alessandro Cammarata.

L'operazione di oggi non fa altro che aggiungere un tassello alla mappa delle influenze della criminalità organizzata calabrese nel regioni del nord Italia. Negli ultimi mesi sono state diverse le operazioni che dimostrano l'espansione del dominio 'ndranghetista.

Le mafie, in particolare, sembra si muovano alla conquista del Veneto. I gruppi criminali organizzati, dalla camorra alla 'ndrangheta, sono ormai un sistema innervato nel territorio della regione, che in meno di un mese ha visto blitz a ripetizione con circa 100 arresti. L'ultimo blitz martedì scorso: con 33 arresti a carico di  "figli" della 'ndrina "Grande Acri" di Cutro.

Lo stesso giorno confiscati beni mobili e immobili, tra cui capannoni, appartamenti, società e pure un intero parco di camion autoarticolati, per un valore complessivo di 40 milioni di euro appartenenti ad esponenti della cosca della 'ndrangheta riconducibile a Nicolino Grande Aracri. Colpiti esponenti di spicco della cosca stanziatasi nelle aree a cavallo di Lombardia ed Emilia.

E il giorno prima, sempre in Lombardia, erano state arrestate 19 persone per le influenze sulle imprese locali da parte di un gruppo considerato legato alla cosca calabrese di Michele Franco. Per non parlare delle influenze della 'ndrangheta sulla politica valdostana e gli arresti di tre consiglieri lo scorso gennaio.

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