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'Ndrangheta in Calabria, 48 arresti: ai domiciliari l'assessore Talarico. Tra gli indagati Cesa, segretario Udc

Tredici persone in carcere e 35 ai domiciliari. Al centro dell’inchiesta appalti ed elezioni. Indagato il segretario nazionale dell'Udc Lorenzo Cesa, l'assessore regionale al bilancio Franco Talarico e l'imprenditore Antonio Gallo
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Lorenzo Cesa e Franco Talarico

E’ in corso in tutta Italia una maxi operazione contro la 'ndrangheta, coordinata dalla Procura Distrettuale di Catanzaro. Impegnati duecento donne e uomini della Direzione Investigativa Antimafia e centosettanta unità tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza con il supporto di quattro unità cinofili e un elicottero. In corso di esecuzione numerose misure di custodie cautelari nei confronti dei maggiori esponenti delle 'ndrine tra le più importanti di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro come "Bonaventura" "Aracri", "Arena" e "Grande Aracri", nonché di imprenditori di spessore ed esponenti della pubblica amministrazione collusi con le organizzazioni criminali.

Tra gli indagati anche insospettabili professionisti. Al centro dell’inchiesta vi sarebbero anche alcuni appalti: coinvolto il  notaio catanzarese Rocco Guglielmo, raggiunto da una misura interdettiva. Arresti domiciliari, invece, per l’assessore regionale al Bilancio Franco Talarico. La movimentazione illecita di denaro per un valore di oltre trecento milioni di euro è stata accertata nel corso dell’indagine «Basso profilo». Oltre alle misure cautelari, la Procura della Repubblica di Catanzaro ha disposto l’esecuzione di numerosi sequestri di beni costituiti da compendi aziendali, immobili, autoveicoli, conti correnti bancari e postali per un valore che è stato definito "ingente".

50 indagati: 13 in carcere e 35 ai domiciliari

Sono 50 i destinatari di misure cautelari nell’ambito dell’operazione «Basso profilo» della Dia, coordinata dalla Dda di Catanzaro, che vede indagati esponenti delle principali cosche della 'ndrangheta crotonese insieme con esponenti politici locali e nazionali, fra cui Lorenzo Cesa. L’accusa, per il segretario dell’Udc dimissionario, è associazione a delinquere semplice (e non concorso estero in associazione mafiosa come in un primo momento si era appreso in ambienti investigativi). Nel corso della notte, 200 uomini della Dia, provenienti da tutti i centri e sezioni operative d’Italia, supportati da poliziotti, finanzieri e carabinieri hanno coadiuvato gli investigatori della sezione operativa della Direzione investigativa antimafia di Catanzaro.

Tredici le persone in regime di custodia in carcere, 35 quelle in regime di custodia domiciliare, una dell’obbligo di divieto nel comune di Catanzaro e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Catanzaro, Alfredo Ferraro, su richiesta del procuratore capo Nicola Gratteri e dei sostituti procuratore Paolo Sirleo e Veronica Calcagno,con il quale sono stati disposti gli odierni provvedimenti cautelari, avrebbe consentito di assestare un duro colpo all’associazione di tipo mafioso, denominata 'ndrangheta, costituita da un insieme di «locali» e «'ndrine» distaccate e operanti nelle diverse Province calabresi e riferite, tra gli altri, a soggetti di caratura 'ndranghetista come Nicolino Grande Aracri, Giovanni Trapasso, Alfonso Mannolo e Antonio Santo Bagnato.

Il ruolo di Antonio Gallo

Il loro coinvolgimento, scrive la procura, «non è di poco conto, laddove si consideri che a ognuno di essi corrisponde una sfera di «competenza territoriale» ben delineata». Ciascuno di loro ha rapporti con l’imprenditore Antonio Gallo, alias «il principino», un «jolly in grado di rapportarsi con i membri apicali di ciascun gruppo mafioso non in senso occasionale e intermittente - scrive la Dda - bensì in senso organico e continuo». L’imprenditore avrebbe mostrato di essere in grado di interloquire, anche direttamente, con i boss delle cosche, «manifestando in tal modo una significativa caratura criminale e presupponendo una vera e propria appartenenza alla 'ndrangheta».

Ai domiciliari Franco Talarico

Talarico, 54 anni, di Lamezia Terme (Cz), commercialista, in passato, ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio regionale della Calabria oltre che di consigliere provinciale di Catanzaro e consigliere regionale.  I reati contestati a Francesco Talarico nell'ambito dell'operazione "Basso profilo" sono associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso e voto di scambio. In occasione delle elezioni politiche del marzo 2018 per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato, secondo gli inquirenti, sarebbe stato stipulato un «patto di scambio» fra esponenti dei clan e l’esponente dell’Udc calabrese consistente nella promessa di «entrature» per l’ottenimento di appalti per la fornitura di prodotti antinfortunistici e banditi da enti pubblici economici e società in house, «attraverso la mediazione dell’europarlamentare Lorenzo Cesa in cambio della promessa di un «pacchetto» di voti».

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Il notaio Guglielmo e gli albanesi

C'è anche il notaio catanzarese Rocco Guglielmo fra le persone indagate nell’ambito dell’operazione della Dda di Catanzaro «Basso profilo». Il professionista è stato raggiunto dalla misura cautelare del divieto di dimora nel capoluogo calabrese e dal divieto di esercitare la professione di notaio per la durata di un anno. A lui i clan si sarebbero rivolti per concretizzare il passaggio di quote societarie a cittadini albanesi che, prelevati a Bari e provenienti da Durazzo sono stati ospitati a Catanzaro e dotati di codice fiscale italiano. Gli albanesi, intestatari fittizi di tante cartiere anche di nuova costituzione, sarebbero stati accompagnati dal notaio per apporre le firme sugli atti predisposti dal professionista senza i dovuti controlli dalla normativa antiriciclaggio.

Morra: "Lo Stato c'è"

"In questo momento è scattata una vasta operazione della Direzione Investigativa Antimafia coordinata dal procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri contro esponenti di spicco di locali cosche calabresi che coinvolgono le provincie di Catanzaro, Vibo e Crotone. Sono impiegati oltre duecento donne e uomini della DIA diretti da Maurizio Vallone e altrettanti di tutte le forze dell’ordine. Sono decine e decine gli ordini d’arresto e quasi 100 milioni di euro di beni sequestrati. Un plauso sincero a questo immane sforzo investigativo che la Commissione Antimafia ha potuto seguire grazie al lavoro del suo ufficiale di collegamento DIA colonello Luigi Grasso. Ancora una volta l’azione concreta contro le mafie riporta la ricchezza nelle mani dei cittadini. Nel corso delle recenti operazioni antimafia in Italia, e parlo di poche settimane, centinaia di milioni di euro sono tornati nelle casse dello Stato. Questo è anche un reale recovery fund che deve essere sempre attivo. Questi arresti dimostrano che lo Stato non solo è presente ma è anche più forte e tenace". Lo dichiara Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia.Il procuratore Gratteri non agisce e non conosce giustizia ad orologeria, svolge il suo lavoro con dedizione e passione in difesa di tutti i cittadini. Si parla di ipotetiche tempistiche e non della maxi retata, che dimostra invece la devastante penetrazione delle mafie nella nostra società. L'operazione è stata definita giustamente "Basso profilo" perché le mafie si inabissano e vivono nella penombra. Addirittura un notaio, uno dei piu' conosciuti a Catanzaro, si e' prestato per garantire intestazione fittizia di beni per nascondere l'identità di persone che hanno frodato il fisco. Ormai le mafie hanno la capacita' di fare reati tributari enormi, per questo chiedo da tempo che si intervenga, anche a questo Governo lo chiedo, su nuove e più stringenti misure in materia di reati economici. Il vero recovery fund, ripeto, e' la lotta alle mafie. Solo ieri sono stati individuati ben 300 milioni di movimentazioni illecite e 100 milioni di euro di beni sequestrati. Inoltre voglio chiarire un punto importante: io difendo sempre il principio che si e' innocenti fino a sentenza definitiva, ma dopo queste continue retate e arresti, soprattutto di amministratori pubblici, bisogna avere il coraggio di spezzare questo legame malsano tra malaffare e pubblica amministrazione, tra malaffare e politica. Questo e' un obbligo morale, imprescindibile".

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