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Cessaniti dice no alla violenza e si raduna all'interno del Comune

Cittadini e associazioni fanno quadrato insieme al commissario. Sabato una fiaccolata. Le indagini vanno avanti

Quale luogo migliore per fare sentire la propria voce che la sala consiliare, il luogo dove si assumono le decisioni più importanti per la comunità. Così a sorpresa, lunedì sera, quello che doveva essere un incontro ristretto, per organizzare la manifestazione antiviolenza in occasione dell’8 marzo promossa dai ragazzi del servizio civile e sposata appieno dal commissario prefettizio Sergio Raimondo, si è allargato ai cittadini che, raggiunto il Comune, hanno fatto sentire la loro presenza formando un comitato spontaneo, per dire basta alla escalation di violenza che ha gettato ombre ed inquietudine nel piccolo paese dell’entroterra.
I cessanitesi hanno voglia di rialzarsi e di farsi conoscere come gente onesta, laboriosa e rispettosa; hanno voglia di riannodare i fili con la loro normalità e di ritornare a vivere la loro spiritualità in modo tranquillo e libero, accanto ai loro parroci. Attualmente, i due presbiteri, don Felice Palamara e don Francesco Pontoriero, sono in un posto sicuro: il vescovo Attilio Nostro li ha voluti ulteriormente proteggere e non faranno ritorno nelle loro realtà parrocchiali sino a pericolo scampato. I fedeli non hanno loro notizie dalla sera del tentato avvelenamento: i due parroci sono scomparsi dalla scena e dai social. A celebrare le funzioni religiose adesso c’è il vicario zonale, don Nicola Berardi (la prima messa dopo l’“assenza” di don Francesco, è stata celebrata invece dal vescovo).

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