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A dimostrazione di quanto il clan dei Gaglianesi esercitasse la propria pervasività criminale sul territorio di Catanzaro gli inquirenti annotano i risultati di alcuni servizi di osservazione sugli affiliati dai quali emerge una sorta di attività ragionieristica finalizzata alle successive richieste estorsive. «Il gruppo - scrive il gip Gilda Danila Romano nell’ordinanza cautelare che questa mattina ha portato all’arresto di 22 persone - mirava ad imporre alle varie imprese edili operanti sul territorio di avvalersi della ditta del sodale Domenico Scozzafava, la Electro Sat World operante nel settore della impiantistica elettrica. E così nel periodo di riferimento si assiste ai giri di ricognizione, debitamente captati, di Pancrazio Opipari e Domenico Scozzafava stesso che, armati di carta e penna, giravano per le strade della città per prendere nota dei cantieri attivi, cui poi rivolgersi per 'suggerire' i suoi servigi».
E ancora il giudice annota che «arrivando nel comune di Simeri Crichi, dinanzi ai cantieri di ammodernamento della Strada Statale 106, spalmati su vari lotti, i due, e Opipari in particolare, specificano che l’intera ditta era stata totalmente loro assoggettata, come deciso in una riunione cui avevano partecipato 'tutti quanti', quelli di Catanzaro, quelli di Roccelletta, quelli di Soverato, quelli di San Leonardo di Cutro, anche quelli di Vibo, così che su questo cantiere avevano 'mangiato tutti'». In quel frangente Opipari rivela al sodale: «Sarei una merda se ti dicessi che per queste gallerie non ho mangiato pure io, ho mangiato pure io, ho mangiato, come tutti, a me una sera mi sono arrivati mille e duecento euro e non sapevo nemmeno da dove arrivavano». In quel periodo - annotano gli inquirenti - furono incendiati otto mezzi dell’impresa adibiti al trasporto della sabbia.
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