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L'omicidio degli allevatori Raffa a Pallagorio: condanna definitiva all'ergastolo per Annunziato Lerose

Annunziato Lerose

È diventata definitiva la condanna all'ergastolo per Annunziato Lerose, il 68enne di San Nicola dell'Alto accusato del duplice omicidio degli allevatori Francesco e Saverino Raffa, padre e figlio di 59 e 33 anni, uccisi a colpi di fucile calibro 12 il 22 dicembre 2018 nelle campagne di Pallagorio. Così ha deciso questa sera la prima sezione della Cassazione. La Suprema Corte, respingendo il ricorso della difesa, ha confermato la stessa massima pena decisa dalla Corte d'assise d'appello di Catanzaro il 18 aprile 2024. Come ricostruito dai carabinieri che hanno condotto le indagini sotto il coordinamento della Procura di Crotone, l'assassinio dei due allevatori fu una barbara esecuzione che sarebbe stata premeditata e attuata con meticolosità da Lerose, il quale arrivò persino a tentare di costruirsi un alibi. Ma quello che non poteva sapere il 68enne è che l'urlo disperato di Saverino Raffa - «Nunziato, mi stai ammazzando» - venne ascoltato da due cacciatori appostati nelle vicinanze che contattarono i militari dell’Arma, riferendo il nome di battesimo del probabile assassino e permettendo di risalire all'ipotizzato autore del duplice delitto di sangue. Inoltre, l’attività investigativa rivelò pure che Lerose, dopo aver effettuato alcuni sopralluoghi nei giorni precedenti all’omicidio, avrebbe raggiunto attraverso una via secondaria il podere e la stalla della famiglia Raffa, nascondendo l’auto e attendendo padre e figlio, che ogni mattina erano soliti recarsi lì per accudire gli animali e fare legna.

Il giorno dell'uccisione, Francesco e Saverino Raffa, andarono a bordo di un “Suzuki” nella loro azienda di località̀ Furci di Pallagorio. Qui avrebbero trovato ad attenderli Annunziato Lerose che - per gli inquirenti - avrebbe raggiunto «la zona da una strada secondaria, lasciato la sua “Panda 4x4” nascosta tra la vegetazione e proseguito a piedi portando con sé il fucile calibro 12 caricato a pallettoni» col quale furono «esplosi tutti e cinque i colpi» che uccisero padre e figlio. Francesco vide Lerose ed abbassò il finestrino prima ancora di spegnere l'auto, e in quel momento venne raggiunto da tre pallettoni che lo fulminarono all'istante. Uno dei colpi ferì Saverino alle gambe. Ma il ragazzo, nel tentativo di fuggire, riuscì a scendere dall'auto e a fare pochi metri urlando «Nunziato, mi stai ammazzando», prima di essere finito a colpi di fucile. A quel punto, mentre i cacciatori diedero l'allarme, Lerose avrebbe ripreso l'auto poggiando il fucile sul sedile del passeggero fino a dirigersi a casa dove si sarebbe lavato e cambiato gli abiti e lavando pure questi. Però un dettaglio non sfuggì all’Arma. A San Nicola dell'Alto c'era un solo Annunziato, che peraltro avrebbe nutrito contro i Raffa rancori noti nel piccolo paese dell'entroterra crotonese. Lerose, infatti, addebitava ad entrambi i malcapitati di non averlo aiutato a recuperare un frangizolle che gli era stato rubato qualche anno prima. E poi c'era Saverino, che il 68enne riteneva frequentasse ragazzi “drogati” che avrebbero potuto coinvolgere anche suo figlio. Per questo Lerose diventò subito il primo sospettato. I carabinieri lo ascoltarono e gli fecero la prova dello “stub”, che rivelò la presenza di polvere da sparo sulle sue mani, sugli abiti lavati e nella “Panda”. L'imputato è stato difeso dagli avvocati Mario Nigro, Salvatore Iannotta e Franco Coppi; i familiari delle vittime sono state assistite dall’avvocato Aldo Casalinuovo.

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