Catanzaro, Crotone, Vibo

Domenica 31 Agosto 2025

Il Consiglio di Stato: il Comune di Catanzaro non può riprendersi i “ruderi” dell’ex Cinema Orso di Lido

Il Consiglio di Stato mette la parola “fine” alle aspirazioni del Comune di Catanzaro di riprendersi i “ruderi” dell’ex Cinema Orso. Con sentenza della Sesta Sezione, oggi depositata, i Giudici di Palazzo Spada hanno rigettato gli appelli proposti sia dal Comune che dal Ministero della Cultura (che aveva apposto il “vincolo”) accogliendo in pieno le difese svolte per conto della Società Accamedia dagli Avvocati Alfredo Gualtieri e Demetrio Verbaro. La sentenza ora emessa conferma a pieno la decisione di primo grado del TAR Calabria ritenendo “non meritevoli di accoglimento” tutte le censure svolte dagli appellanti Comune e Ministero. Ha ribadito, tra l’altro: “che dalla descrizione contenuta nella relazione tecnico-scientifica, su cui si fonda la decisione, non si evincono caratteristiche architettoniche di particolare pregio o ricercatezza, anche in considerazione del fatto che sopravvivono soltanto dei muri perimetrali, in pessimo stato di conservazione. Ne fanno fede le rappresentazioni fotografiche dimesse in atti e le immagini riportate anche nella perizia degli istanti, dalle quali emerge chiaramente che il “rudere” citato nella relazione tecnica è oggi costituito dai resti delle quattro mura perimetrali di un immobile a suo tempo destinato a cinema, e come evidenziato nella relazione della Soprintendenza, distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ricostruito ex novo nel 1953, poi abbandonato dal 1979 ed è attualmente in uno stato “fatiscente” (senza pavimenti e muri divisori interni). Ed ha aggiunto: “Come osservato persuasivamente dalla difesa di parte appellata (Avv.ti Gualtieri e Verbaro), il bene da tutelare e valorizzare, per quello che era, sostanzialmente non esiste più e, in quanto “inesistente”, ha perso ogni collegamento con il “bene” materiale, con il “luogo astratto e del mero ricordo di quello che fu”. Non conta che il cinema Orso fosse, appunto, un cinema e come tale utilizzato all’epoca, ma conta se ciò che concretamente è rimasto oggi del cinema Orso possa – ragionevolmente - costituire testimonianza di espressione di cultura o comunque di storia meritevole di considerazione e tutela. Giustamente il Tar ha ritenuto che non sia così”. Si chiude, così, una vicenda sulla quale l’attuale Amministrazione comunale (che si è affidata alla difesa degli Avvocati Crescenzio Santuori e Saverio Molica) aveva inteso porre uno dei punti fondamentali del suo programma per il rilancio culturale del quartiere Lido e per riportare alla memoria collettiva il ricordo di un edificio “del passato” ridotto, però, come gli stessi Giudici attestano, ad un vero e proprio “rudere”.

Daniela Palaia e il Cinema Orso: una battaglia per la memoria collettiva

In un tempo in cui i luoghi della cultura diventano sempre più rari e preziosi, la vicenda del vecchio Cinema Orso si carica di significati che vanno oltre le aule giudiziarie. A raccontarla con lucidità e senso civico è la consigliera comunale Daniela Palaia, che, pur con amarezza, rivendica la correttezza del percorso intrapreso dall’Amministrazione comunale per tentare di restituire nuova vita a uno spazio storico della città. «La certezza di avere percorso la strada giusta nel sostenere anche in giudizio le nostre ragioni – afferma Palaia – non ci consola certo dall’aver perso l’opportunità di dare al vecchio cinema Orso una nuova vita, all’insegna della cultura e della socialità». Parole che condensano la delusione di una battaglia civile e istituzionale che aveva come obiettivo il bene comune, e che oggi, con la sentenza del Consiglio di Stato, sembra chiudersi nel segno di una sconfitta non politica, ma collettiva. Il giudizio amministrativo ha confermato quanto già stabilito dal Tar di Catanzaro: l’apposizione del vincolo di interesse culturale sul manufatto non è stata ritenuta giustificata. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, l’intervento della Soprintendenza non ha fornito motivazioni sufficienti, in presenza di un immobile che ha ormai perso gran parte della sua consistenza originaria, ridotto in condizioni fatiscenti e prive di concrete possibilità di recupero. Tuttavia, come sottolinea Palaia, questo esito non può e non deve essere letto come una débâcle dell’Amministrazione. «Chi pretende di presentare come una disfatta per il governo cittadino l’esito del giudizio – dichiara – lo fa mistificando una vicenda che, al contrario, non si presta a strumentalizzazioni. L’operato del Comune è stato sempre corretto, fin dall’avvio della procedura di prelazione sull’immobile». È stato proprio il rispetto rigoroso dei limiti normativi a impedire al Comune di partecipare all’asta per l’acquisto diretto del bene, in quanto creditore nei confronti del privato proprietario. Un vincolo legale che ha condizionato le possibilità d’azione dell’Ente, nonostante la volontà politica fosse chiara e orientata alla salvaguardia di un pezzo di storia cittadina. Lo stesso ricorso al Consiglio di Stato, condiviso anche dal Ministero della Cultura, testimonia quanto l’Amministrazione abbia creduto nella possibilità di difendere il valore culturale e sociale del Cinema Orso. Una battaglia combattuta con gli strumenti del diritto, della progettualità e della trasparenza. Ma come spesso accade, anche le cause più giuste non trovano sempre giustizia. «Le sentenze non si discutono, si rispettano – conclude Palaia – e così farà l’Amministrazione. Resta però la delusione per la censura al decreto della Soprintendenza, che ci ha impedito di tutelare una memoria storica, culturale e sociale della nostra città». Una memoria che ora rischia di essere sepolta sotto il peso dell’abbandono e delle speculazioni, ma che continua a vivere nell’impegno di chi, come Daniela Palaia, ha cercato con determinazione di restituirle dignità e futuro. In fondo, la vera sconfitta è per la città, che perde l’occasione di riappropriarsi di un luogo identitario. Ma la storia del Cinema Orso, e la battaglia per salvarlo, resta come testimonianza di un’Amministrazione che ha saputo mettersi dalla parte del bene comune, anche quando la legge non è bastata.

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