Martedì, 25 Settembre 2018
VIBO VALENTIA

Svuotavano società
per non pagare
erario e creditori

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   Fanalino di coda in tutte le classifiche, ma primo della classe in materia di bancarotta, meglio se fraudolenta. Un “primato” che se da una parte il Vibonese si ritrova sul groppone, dall’altra dà l’idea del lavoro condotto dalla Procura che, con l’ausilio della Guardia di finanza e in stretta sinergia con la Sezione fallimentare del Tribunale, ha già portato a 15 arresti e al sequestro di beni per oltre 7 milioni e mezzo di euro. È stata denominata “Food Service” l’ultima operazione sul tema, conclusasi ieri con l’arresto (domiciliari), per bancarotta fraudolenta, di tre fratelli, imprenditori vibonesi e del loro commercialista di Lamezia Terme. Eseguito inoltre il sequestro preventivo di due aziende del settore ittico e delle quote sociali (in particolare tutti i beni strumentali e i rapporti funzionali all’esercizio dell’im - presa), per un valore di un milione di euro. In pratica i tre imprenditori avrebbero continuato a operare nello stesso settore e con la stessa struttura aziendale della società fallita (la Food Service) che, ma soltanto sulla carta, nel giro di pochi mesi sarebbe stata trasferita a due persone residenti in Piemonte, continuando a essere attiva nel Vibonese con un’altra ragione sociale. Tecnica che avrebbe consentito ai tre fratelli di sottrarre disponibilità finanziarie e altre utilità al concordato fallimentare che, tra l’altro, non ha trovato alcun documento contabile per la ricostruzione del volume d’affari. Operazione che, per gli inquirenti, sarebbe stata condotta con il contributo del commercialista che avrebbe consentito il fittizio trasferimento di quote societarie. In esecuzione della misura cautelare, disposta dal gip Gabriella Lupoli su richiesta del pm Santi Cutroneo, ieri i militari del Nucleo di polizia tributaria e di Polizia giudiziaria della Guardia di finanza di Vibo Valentia, hanno proceduto all’arresto dei fratelli Ivano Ceravolo, 31 anni, originario di Vibo ma residente a Mira (Venezia); Emiliana Ceravolo, 38 anni residente a Vibo Marina e Giuseppe Ceravolo, 39 anni residente a Longobardi. Ai domiciliari anche Sergio Scalise, 46 anni, commercialista di Lamezia Terme. Indagato per bancarotta fraudolenta anche Domenico Rizzo, 49 anni, originario di Vibo ma residente a Carmagnola (Torino) – il quale si sarebbe ritrovato amministratore della Food Service a sua insaputa – destinatario di un avviso di garanzia. Sono stati invece apposti i sigilli, nell’area industriale di Maierato, alle società “Cerpesca srl” e Cerpesca Ceravolo srl”, mentre il gip non ha accolto la richiesta di sequestro nei confronti della “NordEst surgelati srl” in quanto, seppure controllata da Ivano Ceravolo, «non si è rivelata, allo stato, consistente collettore di beni già di appartenenza della Food Service». Secondo quanto emerso dalle indagini –scattate lo scorso anno e condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e della Sezione di polizia giudiziaria di Vibo – dalle “ceneri” fallimentari della società Food Service, operante nella produzione e vendita all’in - grosso e al dettaglio di prodotti ittici surgelati o alimentari, sarebbero sorte tout-court altre due società. Dapprima la Cerpesca srl, poi la Cerpesca Ceravolo srl. Società definite «alter ego della fallita » dagli inquirenti per i quali, attraverso la loro costituzione gli imprenditori avrebbero distratto dal patrimonio aziendale beni societari e risorse finanziarie per centinaia di migliaia di euro. In pratica la Food Service srl, dichiarata fallita nell’aprile 2011, sarebbe stata svuotata dei beni con la sottrazione al fisco di 2 milioni. Ammonterebbe invece a 600mila euro il danno ai creditori. A consentire agli inquirenti di scrivere un altro capitolo del complesso tomo sulla bancarotta fraudolenta nel Vibonese, la segnalazione – da parte del giudice della Sezione fallimentare del Tribunale, Fabio Regolo (che da tempo lavora in stretta collaborazione con Procura e Gdf) –di un’ipotetica distrazione di beni dalla procedura concorsuale. Ipotesi investigativa sulla quale si sono concentrate le indagini delle Fiamme gialle, su delega della Procura. I particolari dell’operazione “Food Service” sono stati illustrati ieri a Vibo Valentia dal procuratore Mario Spagnuolo, dal sostituto Cutroneo, dal col. Paolo Valle (comandante della Gdf) e dal ten. Michele Di Nunno, a capo del Nucleo di polizia tributaria.

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