Mercoledì, 26 Settembre 2018
IN CENTRO

Lamezia, su 178 negozi
35 sono chiusi

di
commercio, negozi chiusi, Catanzaro, Calabria, Archivio
negozi chiusi a lamezia

I commercianti nel cuore della città si sentono «abbandonati da politica e associazioni di categoria». Ma tra mille difficoltà le attività resistono alla crisi, e lo dimostra il fatto che facendo una passeggiata lungo i tradizionali itinerari dello shopping, cioè Corso Nicotera, Corso Numistrano (compresa Piazza Ardito) e Via XX Settembre, su un totale di 178 negozi solo 35 risultano chiusi. Nello specifico, in Via XX settembre, sono 32 i negozi aperti ed 8 quelli chiusi; su Corso Nicotera 97 aperti e 19 chiusi; su Corso Numistrano 39 illuminati e 8 decotti; mentre sono tutte aperte le 10 attività di Piazza Ardito all’i ncrocio tra le due passeggiate cittadine. Il malcontento dei commercianti di Corso Numistrano è palpabile. Carlo Alberto Gatto è titolare di un negozio d’a b b igliamento «da mezzo secolo». E punta il dito contro la politica, che «da vent’anni non fa niente per la città e per i piccoli commercianti. Così come sono assenti le associazioni di categoria». Aggiunge: «Prima Corso Numistrano era il salotto della città, ora si sta distruggendo l’economia locale e la ricchezza delle famiglie». Giuseppe Milione ha un negozio di elettronica. Anche lui è nel commercio da una ventina d’anni. Milione giudica il periodo di crisi che stiamo attraversando «un’autentica tragedia »; ma non getta la croce completamente sulla politica, che «sicuramente ha delle colpe, ma fino a un certo punto, perché il cuore del problema sta proprio nella mancanza di soldi nelle tasche dei cittadini ». Anche Milione lamenta «l’assenza delle organizzazioni del commercio». Giuseppe Gigliotti è proprietario di un negozio di bomboniere e articoli da regalo. «L’attività amministrativa non sostiene il commercio. Noi non chiediamo l’e l e m o s ina o un contributo mensile, ma solo di ridare centralità alla città» afferma il commerciante. Ancora: «L’aeroporto lametino movimenta milioni di passeggeri, ma nemmeno uno visita la città. E dire che noi paghiamo le compagnie aeree per farli atterrare qui. Regione, Provincia e Comune dovrebbero concordare una linea insieme per ovviare a tutto questo. La nostra città era il centro naturale del commercio di tutta la Calabria. Oggi, però, non c’è neanche un cinema. E i giovani si spostano altrove. Le attività commerciali resistono perché i titolari si fanno carico di tutti gli oneri ». La politica comunque ha ben presente le criticità del settore del commercio. Come testimonia l’assessore comunale alle Attività produttive Giusi Crimi: «La questione non riguarda solo la dimensione locale. Dappertutto c’è un turnover di attività che aprono e chiudono. La città sta resistendo; il merito è dei commercianti che hanno alle spalle una grande tradizione. Il singolo comune non può certo risolvere la crisi, anche perché le risorse sono state tagliate pesantemente; l’ente può tuttavia apportare delle migliorie dal punto di vista urbanistico per invogliare la gente a visitare i negozi». L’assessore parla poi dei provvedimenti adottati dal Comune: «Abbiamo approvato il progetto del Centro commerciale naturale; attivato più iniziative possibile per creare movimento di persone. Inoltre, stiamo approntando un intervento di riqualificazione di 1,3 milioni di euro con fondi Pisu per asfaltare, pavimentare e illuminare le Vie Adda, XX settembre e Misiani, ma anche l’area mercatale “Lucchino” in Via Misiani. In più altri interventi di arredo urbano ». Paolo Abramo, imprenditore e presidente della Camera di commercio, comprende «le difficoltà dei commercianti, che provano un sentimento di sfiducia più che nelle istituzioni, nei politici». Per il presidente, «quest’a nno ci sarà una situazione di stallo, senza cioè ulteriori regressioni. E bisogna aspettare la metà del prossimo per assistere a una crescita dell’e c o n omia, in quanto prima si devono assestare determinati processi ». Abramo loda infine «la vivacità commerciale della città della Piana, unica nell’i n t era provincia. Per due motivi: è una città aperta, baricentrica, e l’offerta è variegata».

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