Martedì, 25 Settembre 2018
VIBO VALENTIA

Processo Ragno,
ricostruita lunga
scia di attentati

di

L’associazione mafiosa, l’assetto della cosca, la lunga scia di attentati, le bombe, i messaggi intimidatori, i colpi di pistola per affermare con violenza la forza del comando. E poi le estorsioni e persino la distruzione e la profanazione di alcune cappelle per piegare imprenditori e commercianti. È uno spaccato inquietante quello tratteggiato ieri mattina in aula davanti al Tribunale (presidente Lucia Monaco) ad opera del luogotenente della stazione dei carabinieri di Vibo Valentia, Nazzareno Lopreiato. Il sottufficiale dell’Arma è l’autore delle informative trasmesse alla Procura distrettuale antimafia supportate da indagini, intercettazioni ambientali e telefoniche. A seguire quell’inchiesta è stato l’ex sostituto procuratore generale Giampaolo Boninsegna, attualmente in servizio in altra sede.

GLI IMPUTATI. Otto le persone finite sotto processo che a vario titolo debbono rispondere di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, danneggiamenti e minacce; tutti reati aggravati dalle modalità mafiose. Si tratta di Rosetta Lopreiato, 44 anni, difesa dagli avvocati Salvatore Staiano e Diego Brancia; del marito Leone Soriano, 47 anni, ritenuto il boss dell’omonima cosca di Filandari (avv. Francesco Gambardella e avv. Staiano); Gaetano Soriano, 49 anni (avv. Giovanni Marafioti e avv. Giovanni Vecchio); Carmelo Soriano, 22 anni (avv. Gianni Russano e avv. Staiano), Giuseppe Soriano, 22 anni (avv. Francesco Muzzopappa e avv. Francesco Stilo); Graziella Silipigni, 42 anni (avv. Muzzopappa e avv. Brancia); Graziella D’Ambrosio, 43 anni (avv. Vecchio e avv. Staiano); Francesco Parrotta, 30 anni (avv. Vecchio). Ha invece scelto di essere processato con il rito abbreviato Antonio Carà, 20 anni (avv. Giuseppe Bagnato).

L’ORIGINE DELL’INCHIESTA. Rispondendo alle domande del pm Simona Rossi, il sottufficiale ha riferito che tutto è iniziato il 31 agosto 2010, quando furono esplosi alcuni colpi di pistola cal. 9x21 contro la Fiat Panda in uso a Concetta Signoretta, legata sentimentalmente a Pietro Spanò, ragioniere della Drusal calcestruzzi. Tale impresa, secondo il racconto del luogotenente Lopreiato, era stata fatta oggetto «di danneggiamenti mediante incendio e richieste estorsive ad opera di Carmelo Soriano, Rinaldo Loielo e Francesco Parrotta. Gli stessi furono arrestati, processati e condannati». Da quel momento sono state avviate delle indagini attraverso intercettazioni che hanno permesso agli inquirenti di accendere i riflettori sulla famiglia Soriano, che sulla base di quanto emerso operava in una vasta area del vibonese: Filandari, Pizzini, Arzona, Nao, Ionadi, San Costantino, in alcune zone di Mileto e della città capoluogo. Una cosca organizzata a livello familiare, secondo quanto riferito dal sottufficiale, che attraverso minacce e intimidazioni di ogni genere, esercitava una forte pressione su imprenditori e commercianti.

UNA LUNGA SCIA DI ATTENTATI. Il sottufficiale nella sua articolata esposizione avvalendosi anche della consultazione degli atti a sua firma, anche se non ha potuto entrare nel merito delle questioni (in tal senso più volte è stata richiamata dagli avvocati Staiano e Brancia l’attenzione del Tribunale) ha elencato una serie di attentati. Tra questi spiccano i colpi di pistola e poi le bombe contro il bar pasticceria “Il Pasticcino” di Domenico Deodato, parte civile nel processo con l’avvocato Giovanna Fronte. Un commerciante vittima delle continue estorsioni dei Soriano; secondo quanto emerso dal dichiarazioni del luogotenente Lopreiato, la cosca utilizzava il locale come fosse un “bar-pasticceria di famiglia”, prelevando cestini natalizi, torte e uova di Pasqua senza mai pagare. Altra vicenda sulla quale il sottufficiale si è soffermato a lungo sono stati gli attentati ai danni di Domenico Maccarrone. Anche in questo caso gli attentati sono stati portati avanti con le stesse modalità: colpi di arma da fuoco alla saracinesca dell’autosalone e poi bombe a volontà fino a indurre Maccarrone a lasciare la Calabria e trasferirsi in Umbria insieme a tutta la sua famiglia. Altrettanto gravi danneggiamenti e minacce subiti anche dai carabinieri delle stazioni di Filandari, San Costantino Calabro e Zungri. In molti casi le intimidazioni e gli attentati sono stati estesi anche a loro familiari con taglio di uliveti, incendi di auto, colpi di pistola contro abitazioni e autovetture, nonché pensanti lettere e minacce di morte ad alcuni comandanti delle stazioni dei carabinieri della zona. Non meno pesanti gli attentati messi in atto ai danni di altri imprenditori e commercianti. Particolarmente gravi quelli perpetrati nei confronti di Domenico Grasso, Pasquale Grasso, Rocco Mercatante, Antonino Castagna e Franco D’Andrea. Sulla base di quanto riferito dal luogotenente Lopreiato minacce e lettere minatorie sono state rivolte sempre ad opera dei Soriano al procuratore della Repubblica e al presidente del Tribunale dell’epoca. Inoltre le frasi offensive e ingiuriose in più occasioni sono state scritte sui muri di Filandari. Il processo riprenderà sempre con la deposizione del luogotenente Lopreiato il 13 maggio.

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