Martedì, 25 Settembre 2018
VIBO VALENTIA

Macabro messaggio
per zittirli

di
iennarella, mamone, Catanzaro, Calabria, Archivio

Un “messaggio” inquietante, forse intimidatorio, quello che ignoti ieri mattina hanno fatto trovare ai testimoni di giustizia Giuseppe Mariano Iennarella di Serra San Bruno e alla moglie Laura Mamone, titolare della farmacia di Fabrizia. Un piccione di colore bianco impiccato e appeso al cornicione della loro abitazione di Fabrizia, sul lato della strada principale del paese affinché tutti lo osservassero. L’episodio è stato segnalato ai carabinieri i quali hanno immediatamente avviato indagini per cercare di fare luce sul macabro messaggio. Sulla base dei rilievi effettuati, infatti, è stato possibile accertare che gli autori dell’avvertimento hanno raggiunto il cornicione attraverso alcuni terrazzi adiacenti alla loro abitazione Ad accorgersene sono stati gli stessi coniugi nella tarda mattina appena giunti davanti alla loro casa, dove si recano solo saltuariamente. Di recente la coppia (attualmente non è sottoposta a programma di protezione) aveva deciso di andare ad abitare in altra località, forse per ragioni di sicurezza. L’episodio ha fatto scattare subito l’allarme. Iennarella e la moglie (parte civile con l’avvocato Giovanna Fronte) sono due testimoni chiave nel processo pendente davanti al Tribunale di Vibo Valentia a carico di otto persone accusate a vario titolo di usura ed estorsione e coinvolte nell’operazione denominata Business Cars, portata a termine il 10 novembre 2011 da parte dei carabinieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e coordinata dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia. In quell’occasione l’inchiesta fece emergere un giro di usura con tassi di interessi da capogiro, talvolta sino al 1.500%. Un meccanismo infernale portato avanti da due bande operanti una sulla costa jonica reggina e catanzarese e un’altra con base nella zona tirrenica vibonese. Un ingranaggio dentro cui sono rimasti intrappolati negli anni alcuni commercianti e tra questi anche Giuseppe Mariano Iennarella e la moglie Laura Mamone, che nel frattempo aveva impegnato i guadagni della sua farmacia per fare fronte alle richieste degli aguzzini. L’inchiesta, coordinata dal procuratore Mario Spagnuolo, inizialmente portò all’arresto di dieci persone tra Ardore, Catanzaro, Lamezia Terme, Soriano, San Costantino Calabro e Serra San Bruno. Nei confronti degli indagati accuse pesantissime: usura aggravata, abusiva intermediazione finanziaria ed estorsione. L’indagine è scattata a seguito della denuncia di Iennarella, all’epoca titolare di un autosalone a Serra San Bruno che trovandosi in difficoltà finanziarie aveva ottenuto, inizialmente, un prestito di circa 15mila euro che in pochissimo tempo è lievitato in maniera esponenziale. Grazie alla sua collaborazione gli inquirenti sono riusciti nel giro di poco tempo a sgominare le bande dei presunti usurai e oggi quasi tutti si trovano sotto processo. Nella prossima udienza dinnanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia è in programma la I carabinieri della compagnia di Serra San Bruno indagano sul gravissimo episodio di Fabrizia testimonianza della farmacista Laura Mamone. Gli inquirenti non escludono che l’episodio di ieri mattina sia legato proprio a questa sua deposizione in aula. Forse un invito a non presentarsi, o quantomeno a tenere la bocca chiusa. I due testimoni di giustizia vivono un momento piuttosto travagliato, caratterizzato non solo dalle minacce ma anche da procedure esecutive, legate alle vicende usuraie e alle lentezze della burocrazia che caratterizza le procedure istruttorie per le elargizioni dei fondi e all’accesso a eventuali mutui agevolati.

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