Mercoledì, 19 Settembre 2018
LAMEZIA TERME

Il padrino si è
pentito perchè
aveva paura

giampà, Catanzaro, Calabria, Archivio

Sono trascorsi 25 mesi e 8 giorni dal momento in cui Giuseppe Giampà, figlio del boss Francesco soprannominato il “professore”, fu sottoposto a fermo di indiziato di delitto dalla Squadra Mobile di Catanzaro, poi trasformato in custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’operazione "Déjà Vu". Insieme a lui, con l’accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di due imprenditori, G. C. e A. C. impegnati nella realizzazione di complessi edilizi in città, furono fermati Domenico Chirico, Angelo Torcasio e Battista Cosentino. Questi ultimi, dopo pochi giorni dal loro fermo, decisero di diventare collaboratori di giustizia, incominciando così a delineare gli scenari delle organizzazioni criminali lametine nei diversi settori dell'economia locale, sgretolando quel muro di omertà che circondava la cosca Giampà. Dichiarazioni che contribuirono inoltre a delineare lo scenario giudiziario che il 26 giugno del 2012 si tradusse nell’importante operazione “Medusa”, che portò in carcere ben 35 persone tra capi, gregari ed affiliati all’omonima cosca. Tra i destinatari del provvedimento anche il “professore”e Giuseppe Giampà che, dopo 13 mesi dal suo primo arresto, decise di diventare anche lui collaboratore di giustizia “svelando” tutti gli affari della cosca di cui era diventato “il padrino”, dopo la scissione all’interno della stessa famiglia con lo zio Vincenzo Bonaddio, anche lui finito nel vortice delle inchieste “Medusa” e “Perseo”.

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