Martedì, 19 Ottobre 2021
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SANITÀ

Centri trasfusionali
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Sanità calabrese sempre più al collasso. Carenza di medici, taglio di prestazioni. Un vero calvario. E ora a dare la cifra dello sbando in cui si muove il comparto, tra l’altro in attesa della nomina di un commissario dopo la sospensione di Scopelliti, la notizia che ben i centri trasfusionali di Cosenza, Lamezia, Polistena e Locri vengono praticamente chiusi o comunque depotenziati. Il motivo? La mancanza delle speciali celle frigorifero in grado di abbattere la temperatura a mantenere intatte le caratteristiche del plasma   per poter essere inviato nelle industrie di lavorazione. Le Asp avrebbero dovuto dotarsi dei frigo entro fine luglio, ma non lo  hanno fatto. Un classico di inefficienze, ritardi, scaricabarile. La disposizione è arrivata  dal dirigente di settore, Giacomino Brancati e dal direttore generale, Bruno Zito, del Dipartimento Tutela della salute. Per procedere alla validazione  biologica  e di lavorazione del sangue e  degli emocomponenti  i centri trasfusionali di Locri e Polistena dovranno inviare il plasma provvisoriamente a Reggio Calabria, cosi come Lamezia a Catanzaro e Cosenza a Castrovillari. Ciò significa trasferimento di attrezzature e personale. C’è poi il risvolto concreto sulle attività che richiedono la disponibilità di sangue tra cui gli interventi chirurgici. I reparti dei relativi ospedali non avranno la disponibilità immediata delle sacche. Un provvedimento bollato come inaccettabile, illegittimo dal sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza:  “Scopelliti – dice -  non è più commissario della sanità calabrese. Quindi tutti gli atti da lui firmati dal 27 marzo in poi non sono validi come ha dovuto ammettere il ministero della Sanità, e quindi anche quello sul Centro Trasfusionale di Lamezia non è valido né legittimo. Su quale base due dirigenti della Regione Calabria possono prendere allora una simile decisione? Speranza chiede al Ministro Lorenzin e alla presidente facente funzione della regione, Antonella Stasi di bloccare un provvedimento che secondo speranza significa un ulteriore atto di smantellamento dell’ospedale lamentino. 

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