Sabato, 16 Febbraio 2019
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'NDRANGHETA

Operazione Kyterion, 37 fermati dai CC

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Associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e tentata estorsione, armi, un episodio di usura, l’omicidio di Totò Dragone del maggio 2004 ed il tentato omicidio dei due che erano con lui e sfuggirono all’agguato, ma anche episodi di minaccia e violenza privata: sono i reati contestati dalla Direzione distrettuale antimafia nel provvedimento di fermo eseguito ieri tra Cutro e Isola Capo Rizzuto ed il Catanzarese dai carabinieri del Comando provinciale di Crotone che hanno condotto l’inchiesta alla quale hanno dato il nome di “Kyterion” (l’antico nome greco di Cutro). Il blitz messo a segno ieri mattina da oltre 200 carabinieri coordinati dal Comando provinciale dell’Arma di Crotone, ha fatto il paio con la sventagliata di arresti eseguiti, tra l’Emilia e la Lombardia oltre che a Cutro dai carabinieri che su disposizione della Dda di Bologna e di Brescia hanno arrestato e fermato altre 126 persone (ne parliamo in altri articoli a pagina 20), considerate affiliate o colluse con la “locale” di ‘Ndrangheta di Cutro che col presunto “caposocietà” Nicolino Grande Aracri si apprestava secondo gli investigatori a diventare “provincia” di ‘ndrangheta ed a dettare legge sulle ‘ndrine del Crotonese, del Vibonese, del Lametino e della Sibaritide. Ne sono convinti gli investigatori dell’Arma del comando di Crotone guidato dal colonnello Francesco Iacono. Dal lavoro condotto dal Nucleo investigativo del Reparto operativo al comando del capitano Valerio Palmieri e del maggiore Domenico Menna e della Compagnia di Crotone agli ordini del maggiore Antonio Mancini è partito il “la” per le indagini gemelle in Emilia e nel Mantovano. Inchieste gemelle che convergono sulla figura di Nicolino Grande Aracri detto “u professore”, già detenuto e per questo non destinatario del provvedimento di fermo che è stato invece notificato ai 37 finiti in carcere ieri mattina. Tra questi 31 devono rispondere di associazione a delinquere di stampo mafioso. Si tratta di Giovanni Abramo (38 anni, Cutro); Francesco Aiello (57, Cutro), Pasquale Arena (57, Isola C.R.); Giuseppe Caccia (46, Cutro), Giuseppe Celi (37, Catanzaro); Antonio Colacino (34 Cutro); Giuseppe Colacino (61, Cutro); Roberto Corapi (54, Catanzaro), Dario Cristofaro (52, Catanzaro), Michele Diletto (28, Cutro); Pasquale Diletto (35, Crotone); Salvatore Diletto (24, Cutro); Giovanni Frontera (40, Cutro); Francesco Gentile (55, Isola C. R.); Ernesto Grande Aracri (44, Crotone); Salvatore Gerace (45, Cutro); Domenico Lazzarini (64, Cutro); Giuseppe Lequoque (70, Isola C.R.); Santo Maesano (56, Isola C. R.); Francesco Mauro Francesco (52, Petilia Policastro); Gennaro Mellea (37, Catanzaro), Giuseppe Migale Ranieri (36, Cutro); Domenico Nicoscia (53 Isola C. R.), Antonio Riillo (32, Isola C. R.); Carmine Riillo (27, Isola C. R.); Carmine Riillo (37, Isola C. R.); Domenico Riillo (55, Isola C.R.); Giuseppe Riillo (33, Isola C. R.); Alfonso Pietro Salerno (60, Cutro); Antonio Salerno (35, Crotone); Salvatore Scarpino (49, Cutro). Con Cela e Mellea, Antonio Maletta (35, Catanzaro), Matteo Mazzocca (28, Catanzaro) e Alex Scicchitano (28, Catanzaro), sono accusati di tentata estorsione. Di estorsione, tentata estorsione e armi ne devono rispondere: Albano Mannolo (44, Cutro)e Leonardo Mannolo (26, Cutro. Benedetto Giovanni Stranieri (52, Roma), è accusato invece di concorso esterno in associazione mafiosa. Ernesto Grande Aracri è stato inoltre fermato con l’accusa di aver in concorso col fratello Nicolino, organizzato ed eseguito l’omicidio del vecchio boss di Cutro Totò Dragone, assassinato il 10 maggio 2004. Ai due viene anche contestato il tentato omicidio dei due erano a bordo dell’auto di Dragone e che sfuggirono all’agguato. Il reato di estorsione (ai danni dell’allora amministratrice del Villaggio Capopiccolo di Isola Capo Rizzuto), viene contestato a Domenico, Carmine (cla. 77), Antonio, Giuseppe e Carmine Riillo (cla. 87). Domenico, Antonio, Giuseppe e Carmine Riillo (cla. 87), sono accusati anche di violenza privata nei confronti di due condomini di Capopiccolo e di lesioni nei confronti di Francesco Belsito, nel villaggio Capopiccolo. Salvatore e Pasquale Diletto devono rispondere anche del reato di armi come Giovanni Frontera. Giuseppe Colacino a sua volta è accusato di usura in concorso. Gli investigatori dell’Arma ed i magistrati della Procura Antimafia di Catanzaro (i sostituti Vincenzo Capomolla e Domenico Guarascio con il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri e il procuratore Vincenzo Antonio Lombardo), hanno anche delineato i compiti che ciascuno dei fermati avrebbe svolto all’interno della cosca cutrese indicando Ernesto Grande Aracri in posizione «soprattutto nel periodo in cui il di lui fratello Nicolino era detenuto». Tra gli altri Domenico Lazzarini, chiamato “Mico” e soprannominato “Pinocchio” è indicato dagli inquirenti come il “contabile” della “Locale di Cutro”, mentre Giovanni Abramo, genero del boss «nel periodo di libertà agisce per conto del sodalizio dando attuazione alle disposizioni di Grande Aracri Nicolino». Pietro Alfonso Salerno, avrebbe invece tenuto i rapporti con il gruppo di Mellea a Catanzaro. Salvatore Scarpino, imprenditore specializzato nella lavorazione di legnami e laminati, si sarebbe impegnato per conto della cosca «in operazioni finanziarie e bancarie e investimenti commerciali, anche attraverso prestanomi», e avrebbe fatto anche da intermediario fra il capo «ed altri soggetti estranei all’associazione al fine di consentire l’avvicinamento a settori istituzionali anche per il tramite di ordini massonici e cavalierati». 

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