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CROTONE

Quattro anni a Luigi Siciliani per bancarotta fraudolenta

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  Gli hanno confermato la condanna a quattro anni di reclusione come nel primo grado, mentre è stato dichiarato inabilitato all’esercizio di un’impresa commerciale ed incapace «ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di 10 anni». Così hanno deciso ieri i giudici della Corte d’Appello di Catanzaro nei confronti dell’ex dirigente nazionale di Confindustria Luigi Siciliani (60 anni), imputato con altri due nel processo d’appello scaturito dal crac milionario del gruppo agroalimentare “La Giara” che aveva sede a Cirò, comune di origine dell’imprenditore che attualmente è direttore generale dell’Amc (l’azienda del trasporto urbano), di Catanzaro). Nella scorsa udienza il sostituto procuratore generale Maria Alessandra Ruberto, aveva proposto alla Corte d’Appello di Catanzaro, presieduta da Giancarlo Bianchi, di infliggere a Luigi Siciliani una condanna a sei anni, rispetto ai 4 anni di reclusione, che gli erano stati inflitti il 15 febbraio 2013 dal Tribunale di Crotone, per bancarotta fraudolenta. Poi aveva chiesto la conferma delle altre due condanne per come deciso dal Tribunale di Crotone che due anni fa aveva condannato per bancarotta fraudolenta, il commercialista di Ancona Renato Viscoli (69 anni), a 5 anni e 8 mesi di reclusione, mentre era stata condannata a 2 anni di reclusione (pena sospesa e non menzione), Margherita De Novara (54 anni di Cirò Marina), accusata di un reato fallimentare. Ieri il collegio composto anche dai giudici della Corte d’Appello Anna Maria Saullo e Alessandro Bravin, ha ridotto la pena solo a Viscoli, condannato in secondo grado a 3 anni di reclusione, rispetto ai 5 anni e 8 mesi che gli erano stati inflitti in primo grado. I giudici hanno confermato nel resto la sentenza del Tribunale, dichiarando inabilitati all’esercizio di impresa ed «incapaci ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa», tutti e tre gli imputati per 10 anni. Siciliani, Viscoli e De Novara sono stati condannati anche a risarcire i danni (da liquidarsi in separato giudizio), alla Bpmezz, parte civile nel processo e assistita dall’avv. Luigi Li Gotti. Siciliani è stato difeso dal prof. Roberto Rampioni; l’avv. Mario Nigro ha difeso De Novara e il prof. Antonio Furfaro ha assistito Viscoli. La bancarotta de "La Giara" e delle società collegate ("Tradizioni di Calabria" e "Tradizioni Italiane") venne stimata dalla Guardia di Finanza in oltre 40 milioni di euro. Per l’accusa, già a partire dal 1995 l’azienda “La Giara”avrebbe accumulato perdite per oltre 10 miliardi di vecchie lire, che nel 1999 lievitarono a 25 miliardi. Invece di abbattere il capitale sociale gli amministratori de “La Giara” avrebbero nascosto la reale situazione dell’azienda. E per recuperare nuovi capitali nel 1999 Siciliani, secondo l’accusa, avrebbe fatto nascere società satelliti come “Tradizioni di Calabria”, “Tradizioni Italiana”, per ottenere altri prestiti dagli istituti bancari.

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