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Clan Patania, in Appello chiesti dieci ergastoli

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Clan Patania, altri tre ergastoli

Il Procuratore generale chiede la conferma della sentenza di primo grado e va oltre, chiedendo anche la condanna all’ergastolo per due imputati assolti, il 19 luglio dello scorso anno, dalla Corte d’Assise di Catanzaro.

Complessivamente, dunque, il Pg ha avanzato la richiesta di dieci condanne all’ergastolo nell’ambito del processo, in secondo grado, a carico di altrettanti imputati coinvolti nell’operazione della Dda denominata “Gringia” e accusati, a vario titolo, di essere stati mandati ed esecutori di quattro omicidi e sei tentati omicidi.

Nello specifico le richieste del pg Salvatore Di Maio, hanno riguardato Giuseppina Iacopetta e il figlio Nazzareno Patania di Stefanaconi, che erano stati assolti in primo grado, nonché Saverio Patania, Salvatore Patania di e Giuseppe Patania di 36 (tutti di Stefanaconi, figli della Iacopetta). Conferma della condanna all’ergastolo pure per il boss Pantaleone Mancuso (alias Scarpuni) di Nicotera Marina, per Cristian Loielo, di Sant’Angelo di Gerocarne; Salvatore Callea, di Oppido Mamertina (Reggio Calabria); Francesco Lopreiato, di San Gregorio d’Ippona e Giuseppe Comito di Vibo Marina, nonché per Cosimo Francesco Caglioti, di Sant’Angelo di Gerocarne, condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte d’Assise.

In particolare agli imputati vengono contestati l’omicidio dell’agricoltore di Piscopio Michele Mario Fiorillo (16 settembre 2011)– a cui seguì quello di Nrto Patania, capobastone di Stefanaconi e marito della Iacopetta, delitto quest’ultimo oggetto di altro processo; il tentato omicidio e l’assassinio di Francesco Scrugli (febbraio e marzo 2011); il tentato omicidio e il delitto di Giuseppe Matina, alias Gringia (dicembre 2011 - febbraio 2012); l’omicidio di Davide Fortuna (luglio 2012) e il tentato omicidio di Rosario Fiorillo (detto Pulcino) esponente del gruppo dei Piscopisani (dicembre 2011), nonché gli agguati falliti tesi a Rosario Battaglia e Raffaele Moscato, quest’ultimo diventato collaboratore di giustizia – entrambi con ruoli di primo piano tra i Piscopisani – i quali si trovavano con Scrugli la sera dell’agguato mortale e riuscirono a sfuggire ai killer. Altri tentati omicidi contestati agli imputati quello di Francesco Calafati (21 marzo 2012) e Francesco Meddis (26 giugno 2012), di Stefanaconi.

Fatti di sangue maturati in mesi di odio e di vendette che caratterizzarono – da settembre 2011 a luglio 2012 – lo scontro armato tra i Patania di Stefanaconi e il gruppo dei Piscopisani. Una faida che, da quanto emerso dalle indagini, sarebbe stata “sostenuta” militarmente dietro le quinte dal boss Pantaleone Mancuso (Scarpuni) il quale avrebbe spalleggiato i Patania (clan da sempre fedele ai Mancuso di Limbadi) cogliendo l’occasione dello scontro innescato con i Piscopisani per regolare qualche conto in sospeso con quest’ultimi, primo tra tutti vendicare l’omicidio di Michele Palumbo, uomo che avrebbe agito a tutela degli interessi di Scarpuni. Obiettivo del boss, infatti, sarebbe stato quello di mettere all’angolo il gruppo emergente dei Piscopisani (che guardava alle grandi famiglie della Locride), alleato dei Bonavota di Sant’Onofrio e di altri esponenti della criminalità vibonese. E se da una parte il boss avrebbe spalleggiato i Patania, dall’altra analogo piano avrebbe messo in atto nelle Preserre sostenendo i Loielo contro gli Emanuele

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