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Fiamme e spari, impresa in ginocchio

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amato, impresa, racket, Catanzaro, Calabria, Archivio
Fiamme e spari, impresa in ginocchio

Cinque camion crivellati da colpi di fucile, una betoniera divorata dalle fiamme, un quadro elettrico completamente in fumo. È chiaro il messaggio che qualcuno ha lasciato alla impresa edile “Costruzioni srl”. Non sembrano esserci dubbi sulla natura intimidatoria del raid che lunedì sera si è consumato ai danni della ditta di calcestruzzo di Francesco Cianflone, situata in contrada Massaro nel comune di Amato. È il figlio del titolare a dare l’allarme: scendendo in macchina dal paese si accorge delle fiamme che si levano dal quadro elettrico che alimenta l’impianto per la lavorazione del cemento. Sono le 20 circa.

Una volta all’interno del cantiere, dove al momento dell’incursione non si trovavano né il titolare, né i dipendenti, vede la betoniera che va a fuoco. Assieme ad altri dipendenti sopraggiunti sul posto si tenta così di placare le fiamme attraverso cumuli di sabbia che vengono spalati e lanciati sul fuoco: un’azione che si rivela decisiva perché alcuni focolai vengono disattivati prima ancora dell’arrivo sul posto dei vigili del fuoco evitando di compromettere l’intero capannone. Poco più in là, a qualche metro, c’è un vasto piazzale con i camion utilizzati dalla ditta fornitrice di calcestruzzo, parcheggiati uno a fianco all’altro. Su sei dei mezzi posseduti dalla ditta sono evidenti i fori praticati dai proiettili sparati contro i mezzi che, in alcuni casi, hanno distrutto i vetri dell’abitacolo del conducente. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Marcellinara che hanno avviato le indagini sui danneggiamenti. Sono state anche acquisite le immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza, installate all’interno dell’impianto di calcestruzzo, che potrebbero rivelarsi utili per risalire all’autore o agli autori della grave intimidazione. Non è la prima volta che l’imprenditore residente ad Amato subisce pressioni di questa natura; intimidazioni che, stando a quanto riferito dallo stesso Cianflone, si sarebbero consumate all’interno dei cantieri nei quali ha lavorato la sua impresa. Lunedì sera però la criminalità ha alzato il tiro evidentemente, facendo irruzione all’interno della sede della ditta e provocando danni ingenti, che sono stati calcolati in 200mila euro. Allarga le braccia il titolare della “Costruzioni srl” quando, all’indomani degli spari e degli incendi appiccati in più punti, gli chiediamo dell’accaduto. Il suo laconico commento fa riferimento alle vicende penali che lo hanno coinvolto negli ultimi anni. «Qualche mese fa – ha raccontato – c’è stato un provvedimento a mio favore e oggi mi ritrovo a subire quello che vedete». Cianflone si riferisce al venir meno il 21 luglio scorso della misura di prevenzione personale e patrimoniale adottata nei suoi confronti e al dissequestro del compendio aziendale della “Costruzioni srl” e di altri beni di proprietà dell’imprenditori stimati in sette milioni.

Era stato coinvolto nell’operazione “Piana”, condotta dalla Dda e dalla Dia di Catanzaro, che aveva portato all’arresto nel 2013 di quattro imprenditori lametini ritenuti contigui alla cosca Giampà. Le proprietà di Cianflone erano state soggette a confisca da parte del Tribunale di Catanzaro nel febbraio di un anno fa, a seguito del sequestro effettuato nel 2014 dalla Dia. Erano stati alcuni collaboratori di giustizia, nell’ambito dell’operazione anti ’ndrangheta “Perseo”, a fare il suo nome, collegandolo alla cosca attiva nel Lametino.

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