Venerdì, 21 Settembre 2018
CATANZARO

Docenti in sciopero, studenti disorientati

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Docenti in sciopero, studenti disorientati

Studenti, anche pendolari, che si preparano per sostenere gli esami e poi non trovano il professore, o al contrario che non hanno studiato per quella data, convinti che non ci sarebbe stato, e invece eccolo lì in aula senza prenotazioni. È l’effetto dello sciopero dei docenti universitari proclamato l’autunno scorso e che riguarda la cosiddetta vertenza degli scatti stipendiali congelati nel quinquennio 2011-2014 che si ripercuote anche sulle facoltà catanzaresi e si “abbatte” sulle migliaia di ragazzi che frequentano l'ateneo. A rischio, lo raccontano in tutte le salse, borse di studio, crediti formativi, appelli, sedute di laurea future e anche le residenze studentesche, in una sola parola il diritto allo studio.

Con l’appello di settembre 2017 sono due per l’anno solare che dallo scorso agosto gli studenti rischiano di perdere. «Il problema – spiega Angela Costa – è che al momento non abbiamo un elenco specifico che ci indichi quali siano effettivamente i docenti aderenti allo sciopero, in più alcuni, seppur presenti nell’elenco, oggi hanno ritirato la loro partecipazione e quindi a sorpresa fanno esami, e altri non presenti alla fine non si presentano all’appello».

I ragazzi già a settembre scorso avevano presentato un’istanza, alla fine bocciata, per richiedere un appello di recupero. «Ci si ritrova – dice Angela Bianco – con la perdita di un appello che per noi è una cosa grave sia per le tasse, infatti bisogna rientrare in certo numero di crediti formativi per la loro regolarizzazione, che per il diritto allo studio».

Lo sciopero, infatti, potrebbe incidere sulla richiesta delle borse di studio come sottolinea Eros Rotella: «Per chi vi ha diritto ed è iscritto al primo anno queste sono erogate in base al reddito, negli anni successivi si considerano anche i crediti formativi degli esami. Gli studenti devono raggiungere un certo numero di crediti per confermare la borsa. Il fatto che si salti anche questo appello, può comportare la possibilità di non conseguire determinati Cfu e potrebbe essere necessario rimborsare tutta la somma e se qualcuno vive è possibile che debba lasciarla».

Non mancano anche i dubbi, non tanto per i laureandi ai quali è comunque garantito l’appello di recupero, quanto per chi ha messo in conto di laurearsi ad ottobre. «In questi casi – racconta Michele Giorgi – se si ha un appello in meno, si potrebbe veder slittata la data al prossimo anno. Se a me mancano tre esami e li ho programmati tra giugno, luglio e settembre per laurearmi ad ottobre, non riesco a farcela».

C’è poi tutto il mondo a parte delle Professioni sanitarie del quale ci parla Aldo Mesiti: «Ci sono dei ritardi nella didattica. Alcune lezioni devono ancora finire e di quelle ovviamente non possiamo dare l’esame che dovrebbe essere, salvo sciopero, a fine giugno. Se al primo appello utile c’è lo sciopero ne resta solo uno. Io sono uno studente del Tronco comune 2, la didattica del primo semestre è partita in ritardo e ci hanno dato la possibilità di sostenere solo due esami su quattro; per gli altri il docente non è stato nominato, le lezioni non sono state concluse, quindi ci troviamo ad oggi con una didattica del secondo semestre partita con quella del primo non ancora completata e con docenti del primo semestre che ancora non si sono presentati a lezione, quindi noi dobbiamo sostenere anche il tirocinio mai iniziato. Non riusciremo ad arrivare ai crediti necessari sia per confermare la borsa di studio, sia per confermare il requisito C del regolamento tasse e fanno anche lo sciopero?».

Non bisogna dimenticare che l’università è anche il mondo dei “fuori corso” che diventano una spesa e che con lo sciopero accumulano ancora più esami da dare. «I fuori corso incidono – sostengono Mery Caputo e Ettore Lavorato – sull’economia dell’ateneo che non riceve fondi di finanziamento ordinari per loro e diventano un costo per l’università. Questo sciopero si aggiunge a tutta una serie di problematiche per lo studente fuori corso. Farmacia, ad esempio, è riuscita a ridurre la percentuale dal 100% a circa il 70%, ma lo sciopero non aiuta perché elimina gli appelli e rischia di vanificare il lavoro incrementando nuovamente il numero. Avevamo 8 appelli e negli ultimi consigli di scuola sono stati ridotti a 6, con lo sciopero sono stati ridotti a 4».

La richiesta degli studenti è chiara «un appello di recupero – spiega Giuseppe Mercurio – per chi ha subìto il disagio dal doppio sciopero, o delle misure nel sistema tasse o diritto allo studio che agevolino studenti che si sono trovati in questa situazione, e se non lo otteniamo prenderemo delle contromisure».

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