Domenica, 23 Settembre 2018
DOPO LA TRAGEDIA

Fari accesi sui viadotti calabresi

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Fari accesi sui viadotti calabresi

Per anni è stato il ponte a campata unica più grande d’Europa, per i catanzaresi ha un nome che oggi richiama direttamente la tragedia genovese: il “ponte Morandi”. Oggi – ufficialmente denominato viadotto Bisantis in omaggio a uno dei padri politici di Catanzaro, Fausto Bisantis, già presidente della Provincia, che ne autorizzò la realizzazione – assicurano dall’Anas che è del tutto sicuro: chi ci transita sopra può stare tranquillo. Nonostante ciò a Catanzaro, venuti a sapere di quanto accaduto in Liguria, tutti hanno iniziato a porsi delle domande. Così ha fatto anche il sindaco Sergio Abramo, che ha immediatamente contattato i vertici di Anas Calabria, «dai quali – riferisce una nota del Comune – sono arrivate precise rassicurazioni sulle condizioni del viadotto Bisantis, da diverso tempo oggetto di approfonditi lavori di manutenzione e che, di recente, ha ricevuto un nuovo e importante finanziamento mirato a completare il restauro delle stampelle e il risanamento dell’impalcato». Sgombra il campo dalle preoccupazioni anche il presidente dell’Ordine degli ingegneri di Catanzaro, Gerlando Cuffaro, secondo cui «non appare condivisibile effettuare un superficiale parallelo tra i due ponti solo perché progettati dallo stesso ingegnere Morandi». Lo stesso Cuffaro, ieri, ha contattato l’ing. Marco Moladori, responsabile dell’area compartimentale sud dell’Anas, «il quale – dice – mi ha assicurato che gli interventi manutentivi del ponte Morandi di Catanzaro stanno procedendo secondo la programmazione stabilita, per cui è fuorviante ogni diversa valutazione, su una presunta inadeguata sicurezza del viadotto». A livello ancora più generale, dall’Anas fanno sapere che il monitoraggio trimestrale degli oltre 1.300 viadotti calabresi consente di affermare che non ci sono situazioni allarmanti.

Costruito dalla Sogene su progetto dell’ingegnere Riccardo Morandi, il “Bisantis” di Catanzaro fu inaugurato nel 1962, dopo soli tre anni dall’inizio dei lavori e superata un’imponente prova di carico a cui assistette gran parte dell’incredula cittadinanza catanzarese.

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