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Tra Vivarini e il Catanzaro si va verso una separazione diplomatica

Il patron Noto non ha mai escluso il braccio di ferro: probabile svolta con le dimissioni dell’intero staff

È il giorno decisivo per la separazione fra il Catanzaro e Vincenzo Vivarini. Le tre parti coinvolte, cioè il club giallorosso, il tecnico abruzzese e il Frosinone hanno necessità di fare in fretta e di muoversi entro questa settimana, se possibile oggi. Non sono scontate, ma le possibilità che il divorzio si consumi ufficialmente sono molto più alte di prima.
La tessera che può muovere il domino è l’accordo che sembra sia stato raggiunto tra il cinquantottenne abruzzese e la società ciociara retrocessa dalla Serie A con l’obiettivo di tornarci subito.
Il Frosinone non è intenzionato a pagare un indennizzo al Catanzaro per il suo allenatore, di fatto un ex da quando ha rotto - e finora mai riallacciato - qualsiasi rapporto con il presidente Floriano Noto. Che voleva tenerlo in virtù di un contratto rinnovato l’anno scorso e valido ancora per una stagione, ma ha dovuto fare i conti con un netto rifiuto. E ha subito pensato all’alternativa.
Evidentemente Vivarini ha ritenuto di essere arrivato al momento adatto per giocarsi le sue chance di massima serie: pensava potesse farlo direttamente visto che è stato a lungo in ballo per la panchina del Venezia (e prima aveva avuto contatti anche con Udinese e Cagliari oltre che col Sassuolo), proverà ad arrivarci vincendo il campionato con la squadra che il ds Angelozzi, un suo grande estimatore, gli metterà a disposizione. E con la grande disponibilità economica del presidente Stirpe.
Nel pomeriggio di ieri Radiomercato ha segnalato l’intesa fra Vivarini e il Frosinone sulla base di un contratto biennale. Dopo i messaggi lanciati nei giorni scorsi da Catanzaro - le «sedi opportune» minacciate dal presidente Noto - non si può non leggere un segnale dall’altra sponda: quasi a dire che il Frosinone più di questo non farà, quindi ora sta al tecnico e al suo vecchio club mettersi d’accordo consumando l’addio in modo definitivo e, soprattutto, ufficiale.
Il nodo, adesso, rimane proprio questo: la risoluzione con il Catanzaro avverrà in modo più semplice di quanto lasciano presumere le storie tese fra allenatore e presidente o continuerà il braccio di ferro? Vivarini, e con lui lo staff composto dal vice Milani, dai preparatori Del Fosco e Zambardi, dal match analyst Carcarino, rassegneranno le dimissioni o proveranno a chiedere una risoluzione con buonuscita andando allo scontro totale?
Ogni ipotesi è plausibile considerando che il coach e il patron giallorosso non si sono più sentiti dallo scorso 11 giugno, né si è fatto vivo il procuratore di Vivarini (che non è lo stesso di un anno fa).
Se il cinquantottenne e il suo team faranno quello che ci si aspetta da chi non vuole restare in un posto (rinunciare formalmente) non dovrebbero esserci ulteriori problemi. Perché a loro non conviene, né al Catanzaro serve prolungare questa situazione e rimandare l’ingaggio del nuovo coach.
In caso contrario, le «sedi opportune» ventilate dal proprietario giallorosso potrebbero diventare molto più di una eventualità. Con grosso danno per tutti. Dopo due anni da incorniciare, due settimane da dimenticare rapidamente.

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