Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Psychedelic, il viaggio emotivo e sensoriale del regista catanzarese Davide Cosco

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Il regista di Catanzaro Davide Cosco

L’impronta internazionale del linguaggio cinematografico utilizzato da Davide Cosco nel suo film dal titolo Psychedelic sta seminando apprezzamenti ed interesse anche  oltre i confini nazionali e della propria terra di nascita, la Calabria. Grazie alla distribuzione di Amazon Prime Video la pellicola d’autore di cui Cosco è regista e sceneggiatore, sta raggiungendo numeri di visualizzazione degni di nota e le notifiche di gradimento maggiori provengono dagli Stati Uniti e dal Nord Europa. «La sala rimane il luogo dell’anima con tutto il suo fascino ed il suo rituale a cui non si potrà rinunciare – ha precisato il regista che ad ottobre scorso aveva anche presentato il film in occasione della Festa del Cinema di Roma – ma è fin troppo evidente che la visibilità risulta di gran lunga maggiore e copre un più ampio raggio attraverso la piattaforma virtuale».

Le scene sono state girate proprio nella capitale avvalendosi di un cast di tutto rispetto come Massimiliano Rossi, Alessandro Haber, Yari Gugliucci, Ksenija Martinovic, Giuseppe Amelio, Pietro De Silva, Aida Flix. Nel comparto tecnico, altri grandi nomi del cinema italiano, tra cui il direttore della fotografia Enrico Lucidi e il montatore Massimo Quaglia vincitore anche di un David di Donatello e montatore dei film di Giuseppe Tornatore. Inoltre, questo film rappresenta l’ultimo set cinematografico in cui l’attore Flavio Bucci ha espresso la sua arte prima di lasciare questa Terra.

«Psychedelic, dal greco psykhé, anima, e dêlos, chiaro – ci ha raccontato Davide - prova ad avvicinare le esperienze che i differenti personaggi hanno modo di compiere, attraverso un allargamento della propria coscienza e della propria interiorità. Ho voluto avvicinarmi a mondi paralleli, come il teatro e   la   chiesa,   provando   a   scendere   nel   profondo,   affiancandomi   alla   vita   reale   e   alle   debolezze comuni, ma anche alle visioni più fantasiose. Molto spesso si tende a sottovalutare lo spettatore, al quale vengono date continue informazioni banali o si pensa che se una sceneggiatura segue una struttura non banale debba essere licenziata come antinarrativa. Non è per nulla così. Nel mio film lo spettatore è chiamato in causa, non è passivo, ma è parte integrante del processo creativo».

Psychedelic prova ad essere un viaggio emotivo e sensoriale. Nella trasposizione registica compaiono volutamente elementi simbolici imprescindibili dal messaggio che l’autore ha impresso prima nella sua corrente energetica esistenziale, l’acqua come strumento di meditazione, lo yin e lo yang, i pesci di riferimento alla cristianità a voler insomma significare che ogni espressione religiosa contiene semi di verità, di una certamente più grande che contiene tutte e che si manifesta in parte attraverso le modalità di vivere di ciascun popolo. C’è poi la presenza di una figura femminile nel ruolo di sacerdote ad emblema della chiesa come metafora della grande Madre che ha la capacità di  accogliere i diversi, gli ultimi, i dimenticati, gli scacciati via, i poveri, la gente in ricerca di un senso.

 

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