Martedì, 23 Luglio 2019
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'NDRANGHETA

A un passo dalla guerra tra cosche per mettere le mani su Germaneto a Catanzaro

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Il territorio di Catanzaro ha rischiato di diventare palcoscenico suo malgrado di una spietata guerra fra clan. A svelarlo agli inquirenti è stato il collaboratore di giustizia Santino Mirarchi, le cui dichiarazioni sono state allegate all'inchiesta che ha portato all'arresto di Salavatore Abbruzzo e Francesco Gualtieri per il duplice omicidio di Massimiliano Falcone e Davide Iannoccari. A portare la cellula catanzarese della potente cosca Arena di Isola a un passo dalla guerra con il gruppo Caterisano di Roccelletta di Borgia sarebbero stati gli affari. Mirarchi sottolinea che al centro degli appetiti c'era proprio l'area di Germaneto a Catanzaro, con i suoi cantieri sia pubblici che privati. A spingere per la guerra sarebbe stato Domenico Falcone, braccio destro di Mirarchi, e fratello del defunto Massimiliano.

«Mimmo - racconta il pentito - ha fatto leva sul fatto che, in questo modo egli avrebbe potuto vendicarsi dell'omicidio del proprio fratello. Io replicai che non poteva pretendere, dopo dieci anni, di scatenare una guerra per questo motivo anche perché ciò avrebbe comportato la sospensione di ogni attività illecita e in particolare del traffico degli stupefacenti che per me e per tutti, era l'attività più redditizia». La vendetta personale, il desiderio di lavare con altro sangue il sangue versato dal fratello e dal cugino, sarebbe stato solo un pretesto e Mirarchi ne sarebbe stato ben consapevole. «In effetti Mimmo ha utilizzato la ragione legata alla vendetta del proprio fratello, solo per ottenere da me un appoggio per gli stretti vincoli personali che esistevano fra di noi. Ma la vera ragionedella "guerra" - sottolinea Mirarchi davanti agli inquirenti - era però il controllo delle attività criminali, in particolare le estorsioni, sul territorio».

I “catanzaresi” volevano mettere le mani sul business dell'eolico fino a quel momento appannaggio di altre cosche, ma il progetto sarebbe stato molto più ampio. Si sarebbe creata una vera e propria coalizione contro i Catarisano. A guidarla l'uomo che guidava la cellula catanzarese del clan Arena, Nicolino Gioffrè (condannato a 13 anni e 4 mesi nel primo grado del processo Jonny), in accordo con Luciano Babbino e il gruppo di Vallefiorita. «Volevano fare la guerra a quelli di Roccelletta per escluderli dalle estorsioni più importanti sul territorio, specialmente nella zona di Germaneto e San Floro». Mirarchi sarebbe stato contrario alla guerra non solo per le ripercussioni sugli affari ma anche perché il gruppo di Borgia sarebbe stato un avversario molto duro: «Sono tutti degli azionisti e quindi avrebbero reagito immediatamente tanto che sarebbe stato necessario sopprimerli tutti contemporaneamente per non rischiare di subire la reazione dei superstiti». Alla guerra non si arrivò perché intervenne il boss di Cutro Nicolino Grande Aracri che impose la pax mafiosa per evitare di attirare attenzioni delle forze dell'ordine sul territorio catanzarese.

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