Venerdì, 13 Dicembre 2019
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CARABINIERI

Imprenditore nella morsa dell’usura si ribella e fa arrestare il boss Mancuso di Limbadi

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Antonio Mancuso

Un’odissea di otto anni fatta di notti insonni, paure, minacce, umiliazioni. Ostaggio della logica ‘ndranghetista e “liberato” dai Carabinieri. E' finito all'alba di oggi con l'arresto dei suoi presunti aguzzini l'incubo di un imprenditore, finito in un vorticoso giro di usura ed estorsione.

In manette sono finiti nella notte Antonio Mancuso, 81 anni, esponente dell’omonima famiglia ‘ndranghetista di Limbadi, e il nipote Alfonso Cicerone, 45 anni, anche lui residente a Nicotera, già noto alle forze dell’ordine. Altre cinque persone, tutte di Nicotera, risultano indagate a piede libero. La Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro diretta dal procuratore Nicola Gratteri ha emesso il fermo nei confronti dei due indagati per i gravi indizi di colpevolezza emersi nel corso dell’indagine e per il pericolo di fuga ritenuto “fondatissimo”. I 7 soggetti devono rispondere a vario titolo di usura ed estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso.

L’inchiesta, coordinata dal Sostituto Procuratore Antimafia Antonio De Bernardo e condotta sul campo dai Carabinieri della Compagnia di Tropea, trae origine da un'attività investigativa iniziata nel maggio scorso con intercettazioni telefoniche e ambientali e pedinamenti. L'incubo dell'imprenditore nasce esattamente otto anni fa. Maggio 2011: l’uomo acquista un immobile composto da due piani fuori terra a Nicotera per la cifra di 400mila euro. Metà dell’importo viene immediatamente consegnato mentre per la quota restante si stabilisce l’erogazione secondo dazioni periodiche senza termini temporali e quantitativi.

Avvenuto il perfezionamento della compravendita e il pagamento della prima parte dell’importo, gli ex proprietari avrebbero iniziato ad avanzare in maniera sempre più minatoria e perentoria le richieste della consegna del denaro fino a rivolgersi ad esponenti vicino ad Antonio Mancuso per avere quanto pattuito e recuperare il credito. Le richieste si fanno sempre più pressanti fino a quando all’imprenditore non viene comunicato che Antonio Mancuso aveva rilevato il credito e che le erogazioni di denaro sarebbero avvenute in suo favore.

I particolari sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa dal capitano Nicola Alimonda comandante della Compagnia di Tropea. Al suo fianco il maresciallo Luca Caravaglio alla guida della Stazione di nicotera e il carabiniere Orazio Brischetti.

Indagati a piede libero: Giuseppe Cicerone di 88 anni, cognato del boss Antonio Mancuso; Salvatore Gurzi' di 34 anni; Andrea Campisi di 37 anni; Rocco D'Amico di 38 e Francesco D'Ambrosio di 39, tutti di Nicotera.

È comparso a mezzogiorno, davanti al gip di Vibo Valentia, Giulio de Gregorio, il boss Antonio Mancuso che è difeso dall'avvocato Giuseppe Di Renzo. L'indagato, fermato questa mattina dai carabinieri, ha risposto alle domande del giudice che si è riservato di decidere in merito entro sabato. Nel corso dell' udienza l'avv Di Renzo più cge sulla convalida del fermo si è soffermato sulle condizioni ambientali (carcere) incompatibili con le condizioni di salute e l'età del boss. A tal riguardo ha prodotto, tra l'altro, una voluminosa documentazione medica.

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