Mercoledì, 20 Novembre 2019
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CORTE D'ASSISE

Autobomba di Limbadi, il Comune chiede di costituirsi parte civile al processo

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L'autobomba di Limbadi

Il Comune di Limbadi ha chiesto di costituirsi parte civile nel processo per l'omicidio di Matteo Vinci, ucciso da con un'autobomba il 9 aprile dello scorso anno e  il tentato omicidio del padre Francesco.

La richiesta del Comune di Limbadi (rappresentato dall'avvocato Giulio Ceravolo) - in aula era presente anche il commissario Antonio Reppucci - sarà formalizzata nella prossima udienza in programma per il 31 ottobre davanti alla Corte  d'Assise di Catanzaro.

Un rinvio giunto al termine di alcune sospensioni dell'udienza di questa mattina relative alle condizioni di salute dell'imputato Domenico Di Grillo, di 71 anni, detenuto nel carcere di Avellino il quale non era nelle condizioni, secondo quanto certificato dal medico della struttura carceraria  dopo che la Corte, presidente Alessandro Bravin, ne ha disposto l'immediato accertamento.

Una vicenda, comunque, quella legata alla salute del 71enne e alle richieste di rinvio dell'udienza che - secondo quanto dichiarato dall'avvocato Giuseppe De Pace, che assiste la madre e il padre di Matteo Vinci già costituitisi parte civile - sarà oggetto di un esposto al ministro di Grazia e Giustizia "affinché valuti se la struttura carceraria  sia idonea e credibile".

Quattro gli  imputati  accusati di omicidio, tentato omicidio – entrambi aggravati dalla premeditazione, dai motivi abietti e futili, nonché per la morte di Matteo "per aver agito con crudeltà verso le persone" – detenzione e porto illegale di esplosivo, lesioni personali, armi e tentata estorsione, reati tutti aggravati dalle modalità mafiose.

Rosaria Mancuso, 64 anni di Limbadi (sorella di alcuni boss dell’omonima cosca) e il genero Vito Barbara, di 28, vengono ritenuti "ideatori e promotori del delitto" in concorso con altri soggetti non identificati in quanto "al fine di costringere i coniugi Vinci-Scarpulla a cedere alle loro richieste estorsive" avrebbero "concordato e disposto" che altri collocassero e facessero esplodere una radio-bomba.

A processo anche Lucia Di Grillo, di 29 anni, che risponde soltanto dell'imputazione relativa alle armi. Inoltre Barbara, la Mancuso e il marito Domenico Di Grillo  sono accusati del tentato omicidio di Francesco Vinci colpito ripetutamente con un’ascia e un forcone.

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