Lunedì, 26 Ottobre 2020
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ZUNGRI

Le vittime "prese al lazo" e strangolate: inquietanti retroscena dall'inchiesta Scott Rinascita

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I tanti volti della 'ndrangheta, pronta a cambiare “maschera” a seconda delle occasioni. Una sorta di virtuale galleria che si attraversa scorrendo le pagine della maxi-inchiesta “Scott-Rinascita” in cui gli inquirenti hanno cercato di dare un quadro completo del Crimine vibonese, leggendone e studiandone le svariate sfaccettature. Un lavoro non facile considerato che del trasformismo la 'ndrangheta sembra avere fatto uno stile di vita.

Boss in giacca e cravatta per tessere rapporti, aprire porte e concludere lucrosi affari e operazioni finanziarie su tavoli anche esteri; boss spietati e sanguinari che non esitano a decretare la fine di una persona, per i quali le minacce e la violenza sono in realtà rimasti il solo e unico stile di vita. E così tra una joint venture e l'altra, tra una holding e l'altra, alcuni maggiorenti delle cosche, quando non occupati a orchestrare “carrette” o “tragedie” (raggiri) l'uno a discapito dell'altro, non avrebbero disdegnato di “sporcarsi le mani”, anzi qualcuno sarebbe arrivato anche al punto di prendere al lazo le vittime e strangolarle.

Intercettazioni descrivono le strategie della tensione, o meglio del terrore, messe in atto da esponenti delle 'ndrine, ma a rendere meglio l'idea sono i racconti dei collaboratori di giustizia da cui emergono spaccati a dir poco inquietanti. È il caso, per esempio, delle dichiarazioni rese da Andrea Mantella in merito alla locale di 'ndrangheta di Zungri a capo della quale gli inquirenti pongono Giuseppe Antonio Accorinti. E proprio la descrizione che il pentito fa di quest'ultimo per i magistrati della Dda «appare molto chiara e allarmante se si considera che a parlare è un soggetto» (ovvero Mantella) «che ha già commesso diversi omicidi».

Ripercorrendo una vicenda risalente al 2009 Mantella dichiarava: «Qualche giorno dopo che è stato scarcerato andai a incontrare Peppone Accorinti di Zungri, a sorpresa perché non mi fidavo. Lui è una persona molto pericolosa e so che ha fatto numerosi omicidi. A Peppone interessano solo i soldi, oggi è amico mio e gli fa comodo, domani non più e ti ammazza lui stesso. Sono andato da lui perché stavo male economicamente, dovevo pagare periti, avvocati, avevo bisogno di soldi». Proseguendo a rendere dichiarazioni sempre sul capo società della locale di Zungri Mantella rincarava la dose e aggiungeva: «Peppone Accorinti, che ha un cimitero alle spalle per la tanta gente che ha ucciso, faceva come sempre il doppio gioco, nel senso che se uno gli tornava utile lo lasciava vivere, se così non era e capitava che andava a trovarlo, non lo lasciava neanche tornare a casa. Fu proprio lui a dirmi personalmente che non ci voleva niente a “fare una fossa e ammazzare le persone” e nel carcere di Cosenza mi disse che lui le persone le prendeva con una corda, le strangolava e le buttava in un fosso».

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