Domenica, 05 Aprile 2020
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IL PROCESSO

Vibo, omicidio Ripepi a Piscopio: chiesti 18 anni per l'ex cognato

Diciotto anni di reclusione e seimila euro di multa. Questa la richiesta avanzata dal pm al gup del Tribunale di Vibo nei confronti di Giuseppe Carnovale, 50 anni, di Piscopio, frazione di Vibo (difeso dall'avvocato Adele Manno), il quale nell'ottobre dello scorso anno è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio ai danni dell’ex cognato Massimo Ripepi, il 42enne ucciso il 21 ottobre 2018 a colpi di pistola in via Regina Margherita a Piscopio, all'ingresso di un circolo ricreativo.

A marzo è in programma la prossima udienza del processo che si sta svolgendo con rito abbreviato. A distanza di qualche giorno dal delitto era stato lo stesso indagato, al quale inizialmente veniva contestato l’omicidio premeditato - aggravante caduta davanti al Tdl e non inserita nella formulazione del capo d'imputazione da parte del pm Corrado Caruso - a presentarsi, accompagnato dall’avvocato Manno, ai carabinieri confessando di avere sparato contro Ripepi.

In pratica Carnovale dal primo momento si è assunto la responsabilità di avere sparato, ribadendo però più volte di averlo fatto senza avere l’intenzione di uccidere Massimo Ripepi, tantomeno di aver organizzato il delitto. E anche davanti al gip il 50enne ha sottolineato di avere agito da solo e a volto scoperto.

I rapporti conflittuali con la vittima, che per circa dieci anni, avrebbe maltrattato l’ex moglie e i figli avendo nei confronti dell’intera famiglia e non soltanto dell’ex moglie e dei ragazzi, atteggiamenti persecutori peraltro in più occasioni denunciati, avrebbero fatto esplodere la follia omicida.

A testimonianza del fatto che tra i due non corresse buon sangue quanto accaduto lo scorso agosto al Comando provinciale dei carabinieri dove tra i due ex cognati sono volate parole grosse, sfociate poi in un vero e proprio alterco. Per la morte di Massimo Ripepi – contro il quale è stato sparato un intero caricatore di pistola cal. 7,65, (tre i proiettili andati a segno) – è indagato per favoreggiamento personale anche il figlio Michele di 18 anni.

Nei confronti del giovane (anch’egli difeso dall’avv. Manno), fermato con lo zio, inizialmente veniva ipotizzato il reato di concorso in omicidio, poi riqualificato dal gip in favoreggiamento personale in sede di udienza di convalida, al termine della quale Michele Ripepi è ritornato libero. Secondo l’accusa però l’omicidio di Massimo Ripepi non sarebbe stato d’impeto, bensì sarebbe stato pianificato da zio e nipote e quest’ultimo, sebbene non sia stato ancora specificato come, avrebbe aiutato lo zio il quale al circolo ricreativo è arrivato armato.

Pistola calibro 7,65, che Carnovale avrebbe dichiarato di aver acquistato da un marocchino, che non è stata ritrovata. Da quanto emerso dalle indagini – condotte dai carabinieri e dalla Squadra mobile – all’interno del circolo ricreativo di Piscopio sono stati repertati nove bossoli. Tre, invece, i proiettili che hanno centrato Massimo Ripepi, due alle gambe e un terzo all’altezza di organi vitali (fegato e reni) presumibilmente quest’ultimo mentre l’uomo cercava di fuggire dal locale.

Fatto sta che una volta giunto all’esterno il 42 enne si è accasciato al suolo e il suo decesso è stato pressoché immediato. A nulla, infatti, sono valsi i tentativi di rianimarlo, da parte di alcune persone del luogo intervenute vedendolo a terra, in attesa dell’arrivo dei medici del 118.

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