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Famiglia di Tropea bloccata in Svezia, l'accorato appello per rientrare in Calabria

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Antonio Pugliese e Anna Maria Merante

Doveva essere una visita a sorpresa a figlio e nipotini in Svezia, è diventata una pericolosa odissea. È un dramma ancora senza soluzione quello dei coniugi Pugliese, di Tropea, che il 17 febbraio scorso si sono recati a Romelanda, a 400 km da Stoccolma, per andare a trovare il figlio Vincenzo in prossimità del suo compleanno. Anna Maria Merante, 65 anni, è una paziente oncologica che deve assumere costantemente farmaci e sottoporsi a periodiche visite e sedute di chemioterapia. Il marito Antonio Pugliese, 69 anni, ha subìto un intervento al cuore e anche lui è in terapia.

La coppia di pensionati doveva rientrare in Calabria il 24 marzo scorso, ma nel frattempo è esplosa l’emergenza coronavirus che ha bloccato tutti gli spostamenti. Da allora il figlio 34enne Vincenzo Pugliese, che vive in Svezia con la moglie svedese, Jenny, e i tre figli di 2, 3 e 5 anni e lavora come infermiere con malati terminali, si prende cura dei suoi genitori cercando di trovare un modo per farli tornare a casa in sicurezza: «I miei genitori e in particolare mia madre – racconta accorato – non sono qui in vacanza, hanno bisogno di assistenza medica. Non possiamo permetterci tutte le cure sanitarie a pagamento in Svezia e stiamo finendo le medicine. Ho contattato più volte l’ambasciata italiana a Stoccolma e la Farnesina, ma dopo una serie di voli cancellati dalle compagnie aeree nessuno ci ha ancora trovato una soluzione. Sembra che l’Italia si sia dimenticata di noi. Non possiamo più aspettare. Ho letto che diverse famiglie italiane sono state aiutate a rientrare da varie parti del mondo, chiediamo di avere lo stesso aiuto».

A Tropea vive con sua figlia anche la sorella di Vincenzo, Eleonora Pugliese, anche lei molto preoccupata. In Svezia non è stato attuato un vero e proprio lockdown, ma anche lì il coronavirus ha fatto molti morti. Nel giorno della Festa della Mamma tanti ragazzi, più o meno giovani, avrebbero voluto trascorrere la domenica con la loro madre e non hanno potuto a causa dell’emergenza covid, ma molti si sono potuti consolare col pensiero che i loro genitori, seppur lontani, sono a casa al sicuro e stanno bene.

Vincenzo, che ha sua madre con sé, invece, la abbraccia forte con l’incubo che le sue condizioni di salute possano peggiorare: «Mia madre ha già saltato troppe visite per quella che è la sua condizione – spiega –, se passerà ancora tanto tempo rischiamo che la situazione possa precipitare. Anche a livello economico stiamo avendo grossi problemi a gestire l’inaspettata emergenza». Il 21 febbraio scorso, quando ha spento insieme con la sua famiglia le sue 34 candeline, Vincenzo non poteva immaginare che questa graditissima visita dei suoi genitori rappresentasse l’inizio di un incubo e di una serie di rischi per mamma e papà: «Se non avessero problemi di salute – afferma – sarei ben felice di averli qui per tutto il tempo necessario, per stare a lungo con loro e per permettergli di trascorrere tanto tempo coi miei figli visto che riusciamo raramente a venire in Italia. Purtroppo, la situazione è ben diversa e ogni giorno che passa aumentano i rischi per la loro salute. Non voglio che mia madre rischi la vita per essere venuta a trovare suo figlio e i suoi nipoti. Nessuno poteva prevedere la grave emergenza sanitaria in cui l’Italia si è trovata – conclude – e comprendiamo l’importanza delle misure adottate; abbiamo aspettato nel pieno rispetto delle regole, ma adesso abbiamo bisogno dell’aiuto del nostro Paese».

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