Giovedì, 06 Agosto 2020
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Usura e minacce a un imprenditore, 4 misure cautelari a Isola Capo Rizzuto

Prima l’arresto per usura nei confronti di un commerciante di Cropani, poi le minacce rivolte alla stessa vittima e alla sua famiglia per convincere a ritrattare le accuse. Si allarga l’indagine che lo scorso mese di maggio aveva portato agli arresti domiciliari i fratelli Vittorio e Tommaso Raso, di anni 36 e 22, con la conferma della custodia cautelare in carcere per il padre, Luigi Raso, 61enne, già detenuto per altra causa.

A loro è stata notificata una nuova ordinanza con l’accusa di intralcio alla giustizia aggravato dal tentativo di agevolare una cosca di 'ndrangheta, oltre alla contestazione iniziale di usura ed estorsione aggravati dal metodo mafioso. Ma ai tre componenti della famiglia Raso si è aggiunto Antonio Fazio, 54enne, che è stato sottoposto agli arresti domiciliari.

Le quattro persone coinvolte sono tutte di Isola Capo Rizzuto. Durante le perquisizioni eseguite contestualmente all’esecuzione delle prime tre misure cautelari del 6 maggio scorso, i carabinieri della Compagnia di Sellia Marina hanno rinvenuto nelle abitazioni degli usurai rilevanti manoscritti con formule di giuramento e riti di affiliazione, un santino di San Michele Arcangelo strappato nel lato superiore nonché un ulteriore manoscritto relativo al 'codice del picciotto', elementi che hanno ulteriormente confermato la caratura criminale e la matrice 'ndranghetista dei tre componenti della famiglia Raso.

Dopo l’operazione dello scorso mese di maggio, la famiglia Raso si sarebbe attivata e avrebbe veicolato attraverso un proprio parente, Antonio Fazio, una serie di messaggi e minacce nei confronti della vittima che aveva denunciato e dei suoi congiunti, nel tentativo di fare ritrattare quanto denunciato agli inquirenti. Le indagini hanno, quindi, consentito di ricostruire l’aggravante del metodo mafioso e dell’aver agevolato la cosca Pullano di Isola di Capo Rizzuto nei confronti dei soggetti oggi raggiunti dalla nuova ordinanza.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri della Compagnia di Sellia Marina e della Stazione di Cropani, coordinati dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, con il procuratore Nicola Gratteri e i sostituti Paolo Sirleo e Domenico Guarascio, il vorticoso giro di usura sarebbe stato ricostruito dopo la denuncia del commerciante, presentata a novembre 2019.

L’uomo, per coprire alcune cure mediche della moglie, coinvolta in un incidente stradale, nel 2010 aveva chiesto aiuto agli usurai, ottenendo un prestito di quattro mila euro, in cambio dei quali ne avrebbe dovuto restituire venti mila con l’applicazione di tassi usurai pari al 100% annuo. Il commerciante avrebbe subito costanti minacce anche con l’uso di una pistola.

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