Martedì, 24 Novembre 2020
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SANITÀ

Percorsi protetti per dializzati a Catanzaro, Aned: "Evitare i disastri del passato"

"Con disappunto, rileviamo a Catanzaro costanti e sospette attenzioni sulla gestione dei pazienti in dialisi in occasioni di momenti elettorali. Diciamo con disappunto perché Aned, da 48 anni in Calabria e in Italia, costantemente e non solo in periodi elettorali o di denigrazione sanitaria come l’attuale, tutela i pazienti immunodepressi". Lo dichiara il coordinatore nazionale di prevenzione di Aned Pasquale Scarmozzino.

"A Catanzaro e provincia, da decenni Aned è attiva e voce  ascoltata dalle Istituzioni, al punto da avere, oggi, una rete nefrodialitica con disponibilità di posti tecnici di dialisi e strutture di qualità invidiabili ampiamente adeguate a soddisfare le esigenze del territorio catanzarese - continua - Ultimo positivo riscontro, ancora una volta al Pugliese Ciaccio, dove pur in presenza di un ospedale datato, costruito per esigenze non compatibili con quelle attuali dei cittadini utenti, Aned ha chiesto ed ottenuto il più razionale percorso di accesso possibile alla sala dialisi, ristabilendo il percorso precedente più breve e funzionale ed a cui, speriamo a breve, possa seguire accesso alla sala dialisi direttamente dal posteggio auto mediante scala e ascensore dedicati.

"Il rischio contagio derivante dall’assenza di percorsi protetti per accesso alle sale dialisi dei dializzati in tutti i centri dialisi calabresi è problema già sollecitato a tutti i responsabili sanitari calabresi: dalla Struttura commissariale al Dipartimento Tutela della Salute, alla compianta presidente Santelli e ieri anche al f.f. presidente Spirlì - conclude Scarmozzino - La sanità calabrese, assurta alle cronache nazionali in modo eclatante per i tanti casi di malaffare e ultimamente per ridicola gestione, per riavere vitalità, funzionalità ed efficienza ha bisogno di manager qualificati – come Massimo Scura e Giuseppe Zuccatelli - ma che una classe politica bieca ha volutamente osteggiare. Con Baroni e baronie a pagarne le conseguenze, come sempre,  saranno i calabresi deboli (vecchi) rimasti a difendere l’impossibile normalità".

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