Lunedì, 18 Gennaio 2021
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LA LETTERA

Coronavirus, pensionato di Crotone: i medici dell'ospedale mi hanno salvato

Il tre settimane un ex vigile del fuoco è passato dall'inferno del coronavirus alla guarigione e ora racconta il suo caso di buona sanità
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L'ospedale San Giovanni di Dio a Crotone

In circa tre settimane è passato dall'inferno che il coronavirus ha portato nella sua vita alla completa guarigione, grazie ai sanitari dell'ospedale di Crotone. Ed è a loro che un pensionato dei Vigili del fuoco di 66 anni si rivolge in una lettera per  esprimere «un grande elogio e i miei ringraziamenti a tutti coloro che mi hanno curato e fatto guarire dal Covid».

L'inizio della malattia

«Tutto è cominciato - racconta il pensionato - il 14 di novembre scorsi. Alcuni giorni prima era comparsa una tosse piccola ma fastidiosa, quasi un prurito alla gola, una tosse secca, che nel volgere di alcuni giorni è andata via via aumentando per insistenza. E in più una febbricola di 37.5° C che compariva all'improvviso ed in alcuni momenti aveva picchi di 39.5°C. Capendo che erano sintomi di Covid, mi sono munito di saturatore che dava 90, ho informato il 118 i cui operatori tempestivamente sono venuti a casa. Dopo i vari accertamenti del caso mi hanno portato in tenda, dove i sanitari hanno praticato un emogas e mi hanno portato a fare una tac la quale ha dato il seguente esito: polmonite bilaterale. Avendo io la patologia di cardiopatico ischemico, si è reso necessario il ricovero in Covid Rosso. Appena entrato mi è parso di vivere in un lazzaretto, mi sono talmente impressionato nel vedere pazienti con il casco pressorio lamentarsi che mi sono mancate le forze nelle gambe, ho pensato "è la fine dei miei giorni". Prontamente il dottor Serrao, di persona, come l'ultimo eroe delle figure professionali presenti, mi ha adagiato sul letto tranquillizzandomi e dicendomi che avevano già cominciato le cure con eparina e altro nella tenda. Ecco, io da quel momento non avevo al mio fianco persone, ma angeli che nell'immaginario religioso collettivo sono muniti di ali e piume. No, questi hanno tutti una tuta integrale bianca, la mascherina, i guanti, la visiera, anche gli occhiali, molte volte appannati, esausti per il doppio o triplo turno, accomunati dallo stesso senso encomiabile del dovere e del giuramento a Ippocrate».

Gli angeli custodi

«Si sono susseguiti  altri dottori, non ricordo tutti i nomi, ma facendo un'indagine sulle presenze nei giorni della mia degenza, loro saprebbero chi sono, a parte qualcuno che ricordo: il dottor Morace, la dottoressa Nicotera, il dottor Pino, che mi sta dando nel post ricovero un supporto umano e di guida comportamentale di ripresa fisica, la dottoressa Schipani, la dottoressa Piccirillo, la dottoressa Falcone, il dottor Fiorino, ecc.. Dopo 2 giorni mi hanno trasferito in Covid Grigio, pardon paradiso 2, altri angeli al nostro servizio, la dottoressa Carioti, la dottoressa Plastino, dottoressa Oliverio e innumerevoli infermieri: Carmen, Giusy, Roberta Amoruso, Marta, Sabrina, Caterina, Francesco, Cesare Loprete, Pasquale, e tanti altri di cui non posso ricordare i nomi, e Oss capacissimi e preparatissimi anche dal punto di vista umano. Tutti chiedevano scusa per i ritardi alle chiamate giustificandosi per essere in numero esiguo. Ma sudati sotto le loro bardature lasciavano capire la mole di lavoro che stavano facendo da ore, senza potersi loro stessi idratare, essendo coperti all'inverosimile. A loro tutti, che io non potrò mai riconoscere se non attraverso la loro voce, a loro tutti, ma proprio tutti, nei giorni che vanno dal 14 al 30 novembre 2020, io chiedo scusa per la mia insistenza nel chiamarli per qualsiasi cosa, ma mi sia concesso dire che in quelle condizioni il paziente diventa impaziente ed egoista, impaziente perché vuole fuggire alla morte, sapendo che ogni giorno dagli esami c'era la speranza di essere informati anche di una piccola vittoria e allora ti aggrappi a qualsiasi successo pur di vivere. Non ho contato più gli emogas, pur sentendo un dolore che loro potranno capire, ma le indicazioni sulla saturazione mi facevano stare meglio, le flebo di Vekluren, Remdesivir e Azitromicina il cortisone Urbason che mi portava la glicemia altissima, pur non essendo diabetico, l'antibiotico per i polmoni, la mascherina dell'ossigeno 24 ore su 24 partendo da 8 litri, e arrivati al minimo cioè 2 litri, tante flebo di sostanza fisiologica e punture di insulina».

La guarigione

«Credetemi che ho acquisito tanta esperienza in merito che ora mi sento desideroso e pronto a dare il mio contributo e vorrei farlo attraverso la donazione del plasma per poter salvare anche io delle vite umane, ove fosse possibile e compatibilmente con la mia patologia di cardiopatico. Perdonino la mia lungaggine, ma sento di dover dire al mondo intero quanto l’Asp di Crotone stia facendo contro questo maledetto virus, a fronte di tanti pregiudizi e luoghi comuni dettati dall’ignoranza, intesa come il non sapere e non offensiva, di chi non vive l’interno, gli impedimenti strutturali e di carenza di personale per cui chi esercita si sente con le braccia legate. Ma ogni vita salvata ti sprona ad andare avanti nella tua missione di medico, non legata a buoni stipendi ma alla Vittoria sul male del secolo. Il 28 sera mi viene comunicato che il doppio tampone è negativo, quindi mi viene da piangere pensando ai miei famigliari che potrò riabbracciare, a mia moglie, sola da 20 giorni anch'essa in quarantena domiciliare, senza poter cagionare loro alcunché; pensando al primo giorno e a come ero combinato; agli incubi notturni che ti fanno rivivere la tua vita come un rewind. Ma mi viene detto che dovrò essere portato in Medicina generale per il prosieguo dell’iter sanitario. Vengo invitato a lasciare tutti i miei indumenti in un sacco, per essere successivamente sanificati, e io stesso vengo accompagnato su sedia da un infermiere per essere sanificato, ignudo e poi con pigiama, per poter essere portato in Medicina generale, pardon paradiso 3. Qui mi accolgono la dottoressa Nucera e la dottoressa Franchi che, chiedendo la mia collaborazione, mi offrono la loro non trascurando nessun particolare medico e umano. Mi vengono auscultate le spalle ed il torace; tutto procede per il meglio, aspetto di fare la tac polmonare per routine nella stanzetta che mi viene messa a disposizione vuoi per smaltire la sanificazione vuoi per attendere la tac. Ma non ho problemi dopo i trascorsi, mi sembra di stare in paradiso, da vivo. L’infermiere Gaetano Greco del reparto Medicina mi è stato molto vicino umanamente e professionalmente e le dottoresse che mi hanno visitato, le dottoresse Carè e Calindro, che mi hanno visitato. Le ringrazio per avermi chiarito alcuni dubbi. Chiedo gentilmente che questa comunicazione venga fatta girare nei reparti dove sono stato curato affinché tutti possano sentirsi gratificati, considerati e non sottovalutati. A voi tutti e alle vostre famiglie i miei migliori auguri per il prossimo Santo Natale e per le vostre carriere».

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