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Cosca Bagnato di Roccabernarda: arrestati boss, moglie e figlio

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Sequestro preventivo di 104 terreni agricoli, 5 immobili e un veicolo per un valore di un milione. Sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere il boss Antonio Santo Bagnato (condannato a 24 anni di reclusione in "Trigarium") e suo figlio Giuseppe Bagnato (pena a 12 anni e 6 mesi), entrambi detenuti; agli arresti domiciliari è finita invece la moglie del capo cosca, Stefania Aprigliano

Nuovo colpo alla cosca Bagnato di Roccabernarda (Crotone). I carabinieri della Compagnia di Petilia Policastro e della sezione di polizia giudiziaria della Procura antimafia di Catanzaro hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip distrettuale a carico di 3 indagati accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, invasione di terreni, falsità ideologica e materiale, trasferimento fraudolento di valori e danneggiamenti aggravati dal metodo mafioso. Sono stati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere il boss Antonio Santo Bagnato (condannato a 24 anni di reclusione in "Trigarium") e suo figlio Giuseppe Bagnato (pena a 12 anni e 6 mesi), entrambi detenuti; agli arresti domiciliari è finita invece la moglie del capo cosca, Stefania Aprigliano. Risultano indagati ma non sottoposti a misura per questo procedimento anche altre 5 persone, tra le quali un notaio e Michele Marrazzo (già in carcere e pure lui condannato a 12 anni e 6 mesi in "Trigarium"). Il gip distrettuale è Antonio Battaglia.

Allo stesso tempo, i militari dell'Arma hanno sequestrato 104 terreni agricoli, 5 immobili e un veicolo per un valore complessivo di circa un milione di euro. L'indagine, coordinata dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e dai sostituti Paolo Sirleo, Domenico Guarascio e Pasquale Mandolfino, ha fatto luce sulle presunte attività illecite della 'ndrina di Roccabernarda. Nello specifico, l'attenzione degli inquirenti s'è focalizzata sull'impossessamento illecito, avvenuto dal 2005 al 2017, da parte del capo cosca Antonio Santo Bagnato (condannato a 24 anni di reclusione nel processo di primo grado scaturito dall'operazione "Trigarium") di numerosi terreni agricoli, dislocati nel piccolo centro dell'entroterra crotonese.

L'attività investigativa ha infatti consentito di documentare il modus operandi dei componenti del clan per accaparrarsi i beni immobili: da un lato sono stati registrati approcci violenti ed intimidatori con i proprietari dei terreni; dall'altro, il ricorso alla collaborazione di professionisti per effettuare i passaggi burocratici mediante falsi testamenti o false dichiarazioni di usucapione contenute negli atti di donazione. Inoltre, sulla base delle dichiarazioni rese dalle vittime dei soprusi ai carabinieri, sono emersi molteplici episodi estorsivi portati a termine dalla cosca. Sull'operatività dei Bagnato a Roccabernarda, lo scorso giugno il tribunale di Crotone aveva inflitto 14 condanne per 121 anni di carcere.

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