Mercoledì, 03 Marzo 2021
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LA SENTENZA

Botricello, prestava soldi a tassi usurai: 55enne condannato in appello

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Secondo le ipotesi accusatorie, l'imputato avrebbe garantito alla vittima un prestito iniziale di 10mila euro, con tassi mensili del 17,5%, al punto che in tre anni la somma da restituire sarebbe diventata 70mila euro
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Il palazzo di giustizia di Catanzaro sede della Corte d'appello

La Corte d'appello di Catanzaro ha confermato la sentenza di primo grado nei confronti di Giuseppe Altilia, 55 anni, di Botricello, difeso dagli avvocati Gregorio Viscomi e Salvatore Iannone, accusato di usura nei confronti di un assicuratore, condannato lo scorso 4 marzo dal Tribunale collegiale di Catanzaro, presieduto da Antonella Galati, a quattro anni e sei mesi di reclusione. I giudici della Corte d'appello, presieduta dal giudice Maria Rosaria Di Girolamo hanno anche confermato per l’imputato la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni e il risarcimento del danno alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Piero Funaro, dell’importo di 85mila euro.

È stata la vittima a far scattare le indagini della Procura, denunciando le vessazioni inferte dal suo aguzzino, riferendo agli inquirenti di essersi rivolto ad Altilia, perché in serie difficoltà economiche. Altilia, secondo le ipotesi accusatorie, gli avrebbe garantito un prestito iniziale di 10mila euro, con tassi mensili del 17,5%, al punto che in tre anni la somma da restituire sarebbe diventata 70mila euro. L’imputato, il 22 novembre 2018, è stato arrestato in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Catanzaro. Vessato per oltre tre anni in un vortice senza fine, con assegni dati in garanzia e rate altissime da versare ogni mese solo per pagare gli interessi. E poi il clima di paura e di tensione, facilmente immaginabile da una frase intercettata dai carabinieri: “Non scherzare, se lo vengono a sapere quelle persone… vedi che io ho figli, e tu hai figli”. Le indagini hanno fatto emergere un quadro di estrema difficoltà economica che aveva condotto la vittima in uno stato di totale indigenza: un’attività commerciale in cattive acque, la necessità di trovare liquidità e l’impossibilità di attivare canali finanziari ufficiali. Proprio per questo l’assicuratore si era affidato a reti illecite di finanziamento “parallele”. Anni di vessazioni, ai quali si è posto fine con un’ordinanza di esecuzione della misura cautelare in carcere per Altilia, destinatario anche di un sequestro.

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