Domenica, 19 Settembre 2021
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LA RIFLESSIONE

La riflessione di don Giovanni Calcara: "Non basta essere credenti, bisogna essere credibili"

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“NON CREDENTI… MA CREDIBILI”. Tra mito e realtà: la Calabria alla luce della vita del giudice Rosario Livatino. La riflessione del sacerdote del convento di Soriano nel Vibonese
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Giovanni Calcara

Don Giovanni Calcara, del convento di Soriano Calabro (in provincia di Vibo), ha scritto una riflessione partendo dal ricordo del giudice Rosario Livatino e fino ad arrivare ai problemi che caratterizzano la vita socio-politica ed economica della nostra regione in questi tempi così duri contrassegnati anche, e soprattutto, dalla pandemia di coronavirus.

"La notizia del riconoscimento del “martirio in odio alla fede” del giudice “ragazzino” Rosario Livatino alla vigilia del Natale è una “bella notizia” che su tutti i social, per qualche minuto è stata visualizzata da milioni di persone. La straordinarietà è stata quella di evidenziare che si tratta del primo magistrato che sarà beatificato dalla Chiesa Cattolica. E poi?

Abbiamo bisogno di eroi? Siamo quindi, una Nazione maledetta! L’esempio di magistrati-giudici che hanno dato la vita nell’adempimento del loro dovere? Abbiamo già Saetta, Falcone, Borsellino, Scopelliti! Dobbiamo avere un nuovo santino da mettere da qualche parte insieme a quello di padre Pio, Natuzza, la Madonna di Pompei?  E poi?

"Il peccato più grave? Non crediamo più nell'umanità"

Come per don Pino Puglisi, anche lui ucciso dalla mafia “in odio alla fede”, rischiamo, finito il clamore delle Messe e dei riti, di ridurre tutto a una dimensione celebrativa e retorica, in cui sprechiamo parole, tempo e.. soldi, ma che alla fine non lasciano il “segno” nell’esistenza di ciascuno di noi. Forse perché nessuno di noi crede più in realtà e valori come : fede, dovere, sacrificio, libertà, etica, coerenza, onestà… Ma il peccato più grave, secondo me, è che non crediamo più nell’umanità e, quindi, nella persona che abbiamo accanto. Giovanni Paolo II affermava, diversi decenni fa, che la crisi è generata dall’aver perso “il coraggio di indignarci!” e di prendere posizione per combattere le “strutture di peccato”.

Il ricordo di Rosario Livatino

Rosario Livatino era un “giudice ragazzino”, cioè di una generazione di giovani appena laureati che veniva e, purtroppo ancora oggi, sono mandati nelle Procure “di frontiera” in cui nessuno vuole andare. Non accetta comportamenti che non solo vengono visti come “offesa” ai mafiosi, ma addirittura non “compresi” da suo padre. Non ama la notorietà, e si nasconde dietro un pilastro del tribunale di Agrigento, per non farsi intervistare. E tanti altri episodi, che lo hanno fatto definire una “persona semplice e buona” e il cui reale valore, abbiamo scoperto, solo, dopo il suo omicidio. Forse perché “esigeva” dagli altri che oltre ad essere, bisogna saper apparire, cioè essere credibili per quello di cui si dice di credere.

Così la scuola se non educa e non sa educare: ha fallito! Se la Chiesa non evangelizza, ma dà scandalo e crede che bastino le dichiarazioni per svolgere la sua missione: ha fallito! Se la politica è considerata “sporca e corrotta” e non la più “alta forma di carità” come affermava don Sturzo: ha fallito! Se l’economia “non è amica dell’uomo, ma soltanto speculativa” come diceva Benedetto XVI: ha fallito! Se l’informazione valuta i contatti, gli spot e i gradimenti degli influencer ed non la realtà e la verità: ha fallito!

Tutto viene considerato relativo, non nel senso etimologico “passa, temporaneo…”, ma che mi deve fare avere, quindi finalizzato e… subito, un piacere, un tornaconto, rendere famoso, far guadagnare. Per ottenerlo, non è importante pensare o prevedere che, potrebbe causare disoccupazione, suicidi, violenza, negazioni di diritti. La risposta, se c’è, è disarmante: chi se ne frega! Non sono problemi miei.

Così in Calabria che credibilità e quali giudizi può avere una classe, cosiddetta, “politica” se il nome del candidato alla Presidenza e, quindi, il futuro della nostra Regione si decide ai “tavoli” che, siano romani, cosentini, catanzaresi, vibonesi… poco importa e non in considerazioni dei “reali problemi e aspettative” dei calabresi?

Per cosa, chiediamo l’impegno dei giovani, delle associazioni, del volontariato se poi tutto è ricondotto in termini di “voto di scambio” o peggio di “ricatto o compra vendita dei voti”?

Certamente la colpa è degli altri. Del Governo di Roma che non concede… ma a chi, cosa? Dei giornali e dei mass-media che, parlano male della Calabria. Sicuramente possono esagerare, forse non sono informati bene. Ma chiediamoci: parlano di cose vere, raccontate male? O si sono inventate le cose?. Così di Giletti che tratta sulla sanità calabrese, Striscia la notizia che intervista i ragazzi di San Luca e Gratteri che fa arrestare e processare solo “gente perbene”.

Ma le priorità sono altre. Così questa estate si discuteva su come collegare Scilla e Cariddi, invece di verificare la realtà degli ospedali calabresi. Si è difeso l’onore della Calabria per criticare il filmato di Muccino senza avere il coraggio, a pochi giorni della morte, di dire il nome di chi aveva finanziato l’opera. Gli stessi che avevano appena finito di dire che la Santelli era una grande donna e una grande Governatrice della Calabria.

E chi dice di piangerla e rimpiangerla come si consola? Assume a tempo determinato, ma a carico della Regione, esperti/amici/consulenti/collaboratori e giocolieri. E i Consiglieri regionali, per non essere da meno, assumono/finanziano/si fanno eleggere a cariche che dureranno pochi giorni, sapendo che stanno per andare a casa. Forse lo fanno proprio per questo? I precedenti per es. sulle indennità e rimborsi ecc. sembrano smentirci. Sembra solo la conferma che si tratta non di politici, ma di gente che, pensa ad altro che al Bene Comune, preferendo invece impegnarsi per “tasca nostra”.

Ecco, allora, il giudizio dei Vescovi calabresi che, non fanno mancare i messaggi e gli appelli, cercando di richiamare tutti alla responsabilità dei propri comportamenti, coscienti come sono di quanto affermava il grande cardinale Salvatore Pappalardo: “La Chiesa non chiede privilegi, chiede giustizia”. Possiamo, quindi far nostra la loro affermazione: “Causa prima dello smarrimento e del pervertimento dell’uomo e della sua quasi totale decadenza spirituale e rovina materiale, è stato il distacco da Dio. Dio assente significa per l’uomo oscurato, traviamento, morte, miseria”. Si tratta di una Lettera ai fedeli: Eucaristia e ricostruzione morale della società per la Quaresima del 1947.

Così come la recente costituzione di una task-force per combattere le infiltrazioni criminali nelle manifestazioni della pietà popolare, soprattutto nel culto alla Madonna. Santi propositi che, naturalmente poi, qualcuno deve mettere in pratica. Qualche anno fa, il vescovo di Oppido-Palmi, mons. Francesco Milito, dopo il “presunto inchino” della Madonna a Tresilico, ha vietato per tre anni le processioni della sua Diocesi. Apriti cielo: come si è permesso… così si fa perdere la fede alla gente… Grazie a Dio, sono ritornate le processioni e, sicuramente, qualche abuso si è superato. Mi chiedo e chiedo: non appare urgente e necessario fare la stessa cosa, non solo per la Calabria ma per l’intero Mezzogiorno d’Italia? Oppure dobbiamo aspettare la terza/quarta/quinta… ondata del Coronavirus per non fare le processioni?

Qualcun altro chiede il rinvio delle prossime elezioni regionali, per il pericolo contagio. Hanno ragione! Non si può andare a votare in queste condizioni!

Ma non per il Coronavirus. Ma perché, non esistono, a mio parere le condizioni che la democrazia esige perché le elezioni siamo libere e i cittadini non condizionati/minacciati/ricattati nell’esprimere il loro voto. Chiediamo di commissariare il governo della Regione, diamo il tempo perché si svolgano i processi in corso. Ai dinosauri di estinguersi, ai padroni dei “pacchetti voti” di cambiare mestiere, ai giovani e agli onesti di riprendere coraggio nel futuro!

Nessuno è senza peccato, quindi tutti innocenti? Semmai tutti responsabili, siamo sulla stessa barca, ed è necessario riparare le falle adesso. Non possiamo fermarci, altrimenti rischiamo di affondare, dobbiamo operare le riparazioni mentre siamo in navigazione, per potere arrivare alla meta. Sì, ma: Quale? Dove? Con chi? Quando?

Ecco che allora, la figura e l’opera, la spiritualità e l’impegno, il coraggio e la fede del “giudice ragazzino” possono insegnare a tutti, un modo diverso-alternativo-nuovo se volete, cristiano, di vedere e vivere la realtà e la Società con “passione”,  quindi “amore e sofferenza”, fino a “dare la vita” non per i propri egoismi, ma per un Ideale, un’Utopia, un Sogno, una Persona, se volete… io propongo: “amare-vivere-morire con Gesù, come Gesù”. Non tutti siamo, chiamati al martirio del sangue. Ma alla testimonianza e alla coerenza SI’!

Il servo di Dio, Rosario Livatino, prossimo beato, interceda perché ognuno di noi, come lui, possiamo credere che, nel Giudizio (a cui vogliamo o no, un giorno dovremo arrivare…) Dio non ci chiederà se siamo stati credenti, ma se nella vita siamo stati CREDIBILI!"

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