Sabato, 25 Settembre 2021
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LA VERTENZA

Sant'Anna Hospital di Catanzaro, Perticone: disconosciuto lo stato di diritto

«Assordante silenzio della maggior parte dei parlamentari nazionali e regionali che, pur definendosi rappresentanti dei cittadini, hanno preferito restare nell’ombra come se la vicenda non fosse di loro competenza»
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Francesco Perticone, consigliere di amministrazione del Sant'Anna Hospital di Catanzaro

Il consigliere di amministrazione del S.Anna Spa, prof. Francesco Perticone, è intervenuto , con una riflessione, sulla situazione di stallo della clinica Sant'Anna Hospital di Catanzaro, al centro di un braccio di ferro tra l'Asp e la struttura sanitaria dopo la decisione del Tar di Catanzaro che ha sospeso il provvedimento che imponeva al Sant’Anna Hospital di non operare più per conto del servizio sanitario regionale.

Stato di diritto e sociale

«Per Stato di diritto - ha esordito Perticone - pensavo si intendesse quello fondato sul rispetto delle norme e la certezza del diritto, sul riconoscimento costituzionale dei diritti e dei doveri, , sull’eguaglianza giuridica dei soggetti individuali, sulla delimitazione dell’ambito di esercizio del potere politico e istituzionale nel rispetto della legge. Vi, è poi, lo Stato sociale che in uno Stato di diritto si fonda sul principio di solidarietà che si dispiega in tre settori importanti di carattere universalistico riconducibili alla sanità, all’istruzione e alla previdenza-assistenza sociale. Tutto questo in via teorica, mentre in pratica, a volte, siamo costretti a ricrederci giacché vi sono  vicende nelle quali quanto sopra enunciato viene disconosciuto e volontariamente ignorato. È ciò che si sta verificando nella ormai nota vicenda del S. Anna Hospital di Catanzaro che, nella sua pur breve storia di struttura cardiologica di terzo livello, è riuscita a raggiungere i vertici dell’eccellenza assistenziale come certificato dall’Agenas, agenzia nazionale per la valutazione della qualità e appropriatezza dell’assistenza sanitaria. La singolarità (semplice eufemismo) della vicenda è rappresentata dal fatto che i vertici dell’Asp di Catanzaro, anziché tutelare nell’interesse dei cittadini tale eccellenza, stanno facendo di tutto, riuscendoci molto bene, a portare al collasso gestionale e finanziario il S. Anna Hospital. Obiettivo perseguito in spregio di una sentenza del Tar che riconosce la struttura come accreditata (vedi Stato di diritto), e ignorando scientemente sia il diritto alla salute sia quello al lavoro dei cittadini calabresi così come sancito dalla Costituzione».

Nessun incontro

«Di fronte a siffatta devastazione dei diritti, delle regole e della solidarietà sociale, fortemente acuita in questo particolare periodo di pandemia, le coscienze umane non possono non indignarsi e condannare siffatto operato di chi, ignorando anche il rispetto e garbo istituzionale, si rifiuta di incontrare il rinnovato management del S. Anna Hospital per individuare le criticità, se presenti, e la modalità di risoluzione delle stesse. Al riguardo, mi chiedo se, quanto rappresentato, sia consentito in uno Stato di diritto e, in modo particolare, da parte di rappresentanti istituzionali cui compete il compito prioritario di far rispettare, ma anche e soprattutto di rispettare la legge. Insistendo su questo punto, e in particolare sull’uguaglianza giuridica dei soggetti, è doveroso chiedersi se la ravvisata mancanza di alcuni requisiti strutturali e organizzativi non siano da verificarsi anche nelle strutture assistenziali dell’Asp, nell’interesse precipuo della sicurezza dei cittadini. Le regole devono valere sempre e per tutti nell’esclusivo interesse della comunità e senza correttivi di comodo!».

Principi costituzionali

Tornando, poi, allo Stato sociale, la chiusura del S. Anna Hospital, perseguita dall’ASP, lede, come già accennato, due principi costituzionali rappresentati dal diritto alla salute e al lavoro. Il blocco del S. Anna, pur riconoscendo la competenza clinica delle altre due strutture cardiochirurgiche calabresi, limita notevolmente l’accesso alle cure dei pazienti cardiochirurgici costringendoli, come facilmente documentabili, a rivolgersi ad altre strutture extraregionali. L’emigrazione sanitaria è ripresa comportando, oltre ad un maggior disagio socio-economico per i pazienti e le loro famiglie, anche un aumento dei costi a carico del fragile Ssr che si configura come un inappropriato e evitabile danno erariale! Né va sottaciuto le morti che si sono verificate in queste ultime settimane per non aver potuto fruire tempestivamente delle cure necessarie; anche questo elemento dovrebbe agitare il sonno di chi pensa che la vicenda del S. Anna Hospital sia una semplice partita contabile. Eppure i principi ispiratori del nostro SSN sono l’universalità e la sussidiarietà delle cure!».

Il silenzio dei parlamentari

«L’immotivato blocco dell’attività assistenziale del S. Anna Hospital si concretizza, inoltre, nel licenziamento di oltre 300 lavoratori che, in un momento socio-economico come quello attuale, dovrebbe essere tenuto nella giusta considerazione da parte di tutte le Istituzioni. Né va sottaciuto il danno economico che ne deriverebbe per le attività commerciali, di ristorazione e alberghiere del quartiere Pontepiccolo dove è allocato il S. Anna Hospital e naturalmente il danno per l’intera città. Al riguardo, vorrei sottolineare l’assordante silenzio della maggior parte dei parlamentari nazionali e regionali che, pur definendosi rappresentanti dei cittadini, hanno preferito restare nell’ombra come se la vicenda non fosse di loro competenza. Eppure, si definiscono rappresentati di noi cittadini, eletti per dare risposta ai nostri bisogni! Forse sbaglio perché giacché, in maniera utopica, continuo a credere che in una società civile in cui ai diritti vi è la giusta contrapposizione dei doveri, il rispetto delle regole vale per tutti, la sussidiarietà sociale non deve mai essere accantonata per interesse personale o di comodo. Invece no, la realtà è diversa; molto spesso l’arroganza, l’egoismo, la prevaricazione, la negazione di diritti e di bisogni primari, il rifiuto al confronto rappresentano gli elementi distintivi di una società degradata che non può essere accettata o giustificata da chicchessia. Le nostre coscienze devono ribellarsi per continuare ancora a credere, utopicamente, in una società delle persone, della solidarietà e della correttezza istituzionale».

 

 

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